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"Il regista ha solo il compito di fornire all'attore delle idee, non di insegnargli come recitare o di ingannarlo..."
"Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, cosa avevo in mente e cosi' via. Dal momento che si muove su un livello "non verbale", l'ambiguita' e' inevitabile. Ma e' l'ambiguita' di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. "Spiegarli" non ha senso, ha solo una superficie di significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere."
"Oggi il cinema opera su un piano molto piu' vicino alla musica e alla pittura che alla parola scritta, i film hanno la capacità di convogliare concetti e astrazioni sena il tradizionale ricorso alla parola."
"Se riuscite a parlare in modo brillante di un problema, si può creare la consolante conclusione di averlo sotto controllo."
"La ragione per cui sto girando Lolita è perché ritengo sia un capolavoro. Sarebbe ipocrita da parte mia far finta di non conoscere la notorietà del libro, ma non permetto che questo corrompa, in nessun modo, le intenzioni che stanno alla base del film. Non ho assolutamente alcun dubbio al riguardo. Credo che il soggetto sia perfettamente adatto per uno spettacolo d'intrattenimento. E' una grande storia d'amore."
Non penso che scrittori o pittori o registi agiscano perché hanno qualcosa che vogliono in particolare dire. Hanno qualcosa che sentono dentro. E a loro piace esprimerla attraverso l'arte: sia sotto forma parole, o del profumo delle tempere, sia con la celluloide, le immagini fotografiche ed il lavorare con gli attori. Non penso che alcun vero artista sia mai stato ispirato da qualche preciso punto di vista, sebbene ne sia stato convinto.
La realizzazione di un film va affrontata più o meno nello stesso modo, a prescindere dal periodo storico in cui è ambientata la storia o dalle dimensioni del set. Devi immaginarti cosa accadrà in ogni scena e qual è il modo più interessante di girarla. Quando giravo Spartacus, sia che dovessi fare una scena con centinaia di persone sullo sfondo o prepararne una con dietro un muro, per prima cosa pensavo all'azione in primo piano, come se non ci fosse niente sul retro. Solo dopo aver effettuato le prove, iniziavamo a lavorare sullo sfondo.
Confesso di non aver mai pensato molto alle proporzioni dello schermo panoramico, passati i primi giorni. Sono fermamente convinto che il concetto di schermo panoramico venga sopravvalutato. E' soltanto un'altra forma da modellare: per alcune scene è una forma migliore di altre; per altre non fa poi una grande differenza. Invece di avere le persone distanti fra loro un paio di piedi, a volte te le trovi a quattro piedi, o devi alzare del materiale scenico in un angolo. E quando poi si arriva alla proiezione nelle sale, uno schermo grande diventa piccolo per le ultime file ed uno schermo normale diventa gigante per le prime.
Recentemente non ho trovato nei film che ho visto alcun'idea che mi abbia colpito in maniera particolarmente importante e che avesse a che fare con lo stile. Penso che preoccuparsi dell'originalità dello stile sia più o meno un lavoro infruttuoso. Una persona veramente originale con una mente altrettanto originale non sarà mai capace di lavorare con il vecchio stile e dunque farà semplicemente qualcosa di diverso. Gli altri faranno meglio a pensare allo stile come una sorta di tradizione classica e a provare a lavorare al suo interno.
Penso che la miglior trama sia quella che non sembra affatto una trama. Mi piace l'inizio lento, quello che si insinua sotto la pelle del pubblico e lo coinvolge in modo che possano apprezzare note di grazia e toni morbidi e non debbano sentirsi appesantiti dagli snodi della trama e dai punti di suspense.
Quando fai un film, sono necessari un po' di giorni soltanto per abituarti alla squadra di lavoro, perché è come spogliarsi davanti a cinquanta persone. Una volta che ti ci senti a tuo agio, la presenza anche di soltanto una persona estranea è discordante e tende a produrre disagio negli attori, e sicuramente in me.
Ti senti come se dovessi correre da quella persona che sta guardando a dirgli: "Ora guarda: questa scena viene appena dopo quest'altra ed abbiamo soltanto quest'altra ancora da girare: il motivo per cui lei sta urlando così tanto è che..." e così via.
Probabilmente il motivo per cui le persone trovano più difficile accettare la mancanza del lieto fine nei film rispetto ai drammi teatrali o ai romanzi è che un buon film ti impegna così tanto che alla fine trovi un finale triste quasi inammissibile. Ma questo effetto non è inevitabile e dipende dalla storia, poiché come esistono dei trucchi attraverso i quali il regista può portare il pubblico ad aspettarsi un lieto fine ugualmente si possono usare anche modi sottili per far capire al pubblico che il protagonista è condannato senza speranza e non ci sarà dunque un finale lieto.

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