La panchina di Mariella & Eternboyx

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RACCONTI VISSUTI TERREMOTO EMILIA 2012

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view post Posted on 22/6/2012, 18:44           Quote
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Antonio-Tripputo-18-anni-Carpi
Antonio Tripputo, 18 anni, Carpi. Noi abbiamo sentito forte sia la scossa del 20 che quella del 29. Il 20 ero a casa, a letto. Si e' sentito un rumore fortissimo, subito mi sono svegliato e sono andato a tranquillizzare i miei zii che dormivano in camera di mia madre che non c'era. Ci siamo svegliati, ho raccolto i vasi caduti a terra e siamo scesi. In queste settimane, con la mia scuola, l'alberghiero di Carpi "Nazareno", sto dando una mano al campo servendo i pasti e tentando di dare un po' di felicita' in più a tutti quelli che vivono nelle tende. A differenza di tanti altri, sono riuscito a non farmi prendere dal panico, ho sempre cercato di aiutare chi aveva e ha più bisogno di me e in questa settimana in cui faremo questa esperienza al campo conto di vivere qualcosa di importante. Già ieri, al nostro arrivo, e' stata una sensazione molto emozionate. Quello che penso e' che con una piccola attenzione si può dare alla gente una grande opportunità.
Alice-Dondi-16-anni-Bazzano-Bo
Alice Dondi, 16 anni, Bazzano (Bo). Anche se abito lontana dall' epicentro del sisma, le scosse le ho sentite bene tutte e tre, quella del 20 e le due del 29. In quei momenti non capivo cosa stesse succedendo. Mi sono bloccata, sono riuscita a scendere di casa solo quando la terra ha smesso di tremare e a quel punto ho incontrato i miei zii nella strada dotto casa e come tutti gli altri abbiamo cominciato a preparare i camper per la notte. Dopo la seconda scossa sono andata a Mirandola e San Possidonio a trovare i miei amici che sono rimasti senza casa. Uno di loro e' andato a vivere dai parenti in Veneto, un altro e' nella tendopoli. Quando ero la' ho girato per il paese e sono inasta sconvolta perché non solo i palazzi vecchi erano crollati ma anche quelli nuovi, costruiti due anni fa e questo mi mette paura perché significa che non sei al sicuro nemmeno se hai una casa nuova. Da ieri sono venuta al campo di Carpi come volontaria e devo dire che e' bellissimo. Vedi persone che arrivano dalla Basilicata, da Roma, dalla Sicilia per dare una mano. E ritengo che sia una cosa molto nobile e da imitare. Ieri stavo servendo da mangiare e tutti gli ospiti del campo avevamo il sorriso perché noi sorridevamo. Una frase che mi ha tanto colpito e' quando una persona mi ha detto "Grazie perché ci avete regalato un giorno di festa".

Cesarina-Tassinari-commerciante-di-Finale-Emilia
Cesarina Tassinari, commerciante di Finale Emilia. Quando e arrivata la scossa del 20 maggio il mio lampadario si e' staccato dal muro ed e' rimasto appeso al filo volando da una parte all'altra. Dopo siamo venuti tutti giù per strada e alle 5 del mattino e' crollata la torre dell'orologio. Tutti lo abbiamo visto in diretta, e' stata una cosa tremenda. C'era la casa vicina che saltava, una nebbia provocata dalla polvere dei crolli che non faceva vedere nulla. La notte dopo ho dormito in macchina e così per tre sere perché no c'erano altre sistemazioni. Alla fine abbiamo affittato un camper a 560 euro a settimana. Ci siamo rimasti per quattro settimane. Al campo della protezione civile ci avevano assicurato che ci avrebbero chiamati.Non li abbiamo mai sentiti. E' un mese che aspetto che qualcuno venga a controllare la casa, ma non e' venuto ancora nessuno e io adesso dormo al piano terra con il letto all'ingresso vicino alla porta per scappare. Paura ancora tanta, anche di entrare nel mio negozio. L'unica speranza che ho e' che non ci siano più scosse. E penso che sia lo stesso per tutti.
 
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Stefano-14anni-San-Possidonio
Stefano, 14anni, San Possidonio. Quando c'è stata la scossa del 29 io mi trovavo a scuola per i corsi di preparazione all' esame di terza media che ho fatto tre giorni fa. All'improvviso ho sentito un boato e ho visto le finestre dell'aula tremare forte. Non si riusciva a restare in piedi infatti due miei compagni sono caduti a terra. Per paura che la scuola crollasse siamo scappati subito tutti fuori. Appena usciti abbiamo cominciato a telefonare ai nostri genitori, ma i cellulari non prendevano. Allora ci siamo preoccupati ancora di più per i nostri genitori. La mia casa è piena di crepe ma per fortuna e' agibile. Nonostante ciò io e la mia famiglia viviamo al campo per paura che arrivino nuove scosse mentre ci troviamo a casa. Qua al campo, all'inizio, quando ancora non era arrivata la Protezione civile, ci siamo arrangiati da soli, poi piano piano c'e stata più organizzazione. Le mie giornate le passo con gli amici. Di sera organizziamo dei tornei di calcetto per passare un po' il tempo. Quello che adesso desidero di più e' di tornare al più presto alla mia vita di prima.
Marzia-Lodi-fotografa-di-Finale-Emilia
MARZIA LODI, FOTOGRAFA DI NOVI DI MODENA. Mi chiamo Marzia Lodi, sono una terremotata di Novi di Modena. Sono fotografa e scrittrice. In gergo fotografico dicendo "mettere a fuoco" si vuole indicare un passaggio necessario per capire se l'immagine che si ha davanti agli occhi e' corretta, presentabile. Nella vita di noi tutti abitanti sia di Novi che dei comuni colpiti dal sisma in Emilia, ora diventa difficile riuscire a mettere a fuoco ciò che e' rimasto delle nostre occupazioni, delle proprie case, dell'identità di un luogo che ha improvvisamente cambiato aspetto. Ora si parla dei nostri centri storici con termini diversi "zona rossa" oppure "inagibile". I giorni diventano lunghi istanti di attese, dal venti di maggio si rimane in ascolto del boato del terremoto, delle grida di spavento, poi dei lunghi silenzi che risalgono dai centri storici presenti fra noi come fantasmi nella notte interrotti dal rumore di calcinacci smossi dai vigili del fuoco. Tante persone non hanno più la casa, altri hanno i capannoni devastati da enormi crepe a forma di x e y lasciati dalla furia del sisma, quasi fosse la firma del suo passaggio. Il venti maggio, alle ore quattro e pochi minuti, l'appartamento in cui vivo, sembrava un vagone treno che cambia binario, un lunghissimo e intenso tremore accompagnato da un terribile boato ha riversato un intero paese per le strade, chi in pigiama da letto chi scalzo, il sisma quella notte aveva picchiato duro, ma qui nessuno ci poteva credere che proprio questa nostra terra di pianura potesse essere l'origine di tutto questo, infatti fino anche non si hanno avuto notizie dell'epicentro ci si chiedeva: chissà dove e' venuto...poi di nuovo un'altra scossa dopo le cinque: sembrava già troppo, invece era solo l'inizio. La settimana dopo il venti e' trascorsa lentamente in ascolto di quegli strani "dondolii" che la terra sotto di noi continuava a dedicarci, mentre c'era già chi fotografava la casa come in uno strano presagio, chi pensava a un imminente trasloco. Tutti in paese però sono rimasti in casa, nessuno credeva davvero possibile che la terra ci avrebbe tradito di nuovo e in modo così violento.Ore nove del ventinove maggio: la strada statale che da Novi porta a Carpi da quando sono nata l'ho percorsa migliaia di volte, ci e' voluto qualche secondo per realizzare che se la macchina non stava più in strada come se avessi bucato una gomma, che se i lampioni della luce ondeggiavano a quaranta gradi, gli alberi sul ciglio della strada era scossi come da una motosega e il boato che veniva da un luogo imprecisato fra terra e cielo fosse di nuovo il terremoto. Il cuore, da quel momento non ha più smesso di galoppare, si fatica a dormire, a mangiare, a trovare un punto fermo nei giorni. La prima cosa che e' venuta spontanea fare e' stato correre per verificare che il resto dei famigliari fosse al sicuro, poi con le gambe e mani che tremavano ho cercato di affrontare la via di casa per vedere se era ancora in piedi. Il mio studio fotografico e' nella casa di famiglia, costruita dai miei genitori con anni di sacrifici...la casa lo studio c'erano ancora, ma l'anima dei ricordi era infranta, crepe dappertutto. E' da diversi anni che fotografo il territorio in cui vivo e lavoro e mentre correvo fuori dallo studio con computer, hard disk, DVD dove sono archiviati migliaia di scatti ripetevo: "almeno questi" pensando di poter salvare almeno un pezzo di storia. Da quel momento in poi Le voci per il paese iniziano a rincorrersi: "e' crollato un pezzo della torre campanaria dell'orologio di piazza primo maggio! poi cerco con lo sguardo il campanile della chiesa: il crocifisso non c'è più. Dalle nove all'una ora del secondo sisma della giornata, c'è gente ovunque, le persone camminano al centro delle strade con le mani nei capelli, file di macchine ovunque, sirene dell'ambulanza...ero in bicicletta fra la caserma dei Carabinieri e un vecchio cinema chiamato "pian delle stelle" al telefono con Guido Conti, mio carissimo amico e collaboratore, gli stavo illustrando i danni subiti dal paese che vedevo un po' dappertutto, non ricordo se il boato e la scossa sono venuti insieme, ricordo le grida, comprese le mie, la gente che cadeva a terra, chi sveniva per lo spavento, il manubrio della mia bicicletta che non reggeva e mi sterzava bruscamente sotto le mani, un polverone enorme risalire dalla piazza, sapevo che era torre, forse anche il municipio, la polvere aveva lo stesso colore delle pietre con cui era stata costruita la torre nel 1700, so che sono arrivata a casa-studio gridando a squarciagola: "papà!" sapevo che mio padre era in casa che faceva le valige. Mi hanno detto che subito dopo le tredici, dopo una breve pausa e' venuta un'altra scossa: non lo ricordo, so solo che tutto era tremore e devastazione dentro di me: davanti alla porta di casa, dove le crepe avevano trovato nuove vie, ho visto mio padre scendere dalle scale in trance, gli e' tornata la memoria dopo una settimana. Qui tutti hanno perso qualcosa, fosse anche solo la serenità. Per farci coraggio ora, a distanza di dieci giorni da quel 29 maggio ci diciamo che poteva andare peggio. A Novi di Modena siamo ancora tutti fuori dalle case, le persone non si fidano a rientrare. Da un paio di giorni la terra trema meno di prima, anche se le scosse non ci abbandonano mai, stanotte in camper ne ho contate tre, una da 2.1, una da 2.5 e una da 3, siamo tutti costantemente collegati con i sismografi che aggiornano il tracciato: Novi, Moglia, Massa Finalese, Mirandola, poi il sisma gira e va a Rolo poi torna a Finale Emilia, Concordia, San Possidonio, Rivara...e di nuovo tutti gli altri paesi colpiti, ancora e ancora come se non volesse lasciarci in pace. Noi qui siamo gente forte, generazioni di contadini hanno forgiato i nostri caratteri, ci sentiamo colpiti nel profondo ma nessuno e' rimasto con le mani in mano, chi in un modo chi in un altro, l'amministrazione si e' trasferita nell'asilo Nido e le luci sono accese giorno e notte, il centro per gli sfollati dell'Anpas e' sempre attivo. In paese chi può aiutare un vicino di casa o un amico lo fa spontaneamente, quando ci si incontra per strada ci chiediamo l'un l'altra: e la tua casa? poi cerchiamo di scambiarci un sorriso distratto, per trovare la forza di tornare a una normalità.
 
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ROBERTO-BARBOLINI-SCRITTORE
ROBERTO BARBOLINI, SCRITTORE. La mia amica Marzia abita a Novi di Modena. La sua casa e il suo studio di fotografa sono inagibili, lei e il marito dormono ormai da due settimane in un camper. Il botto di ieri sera, quello che ha fatto crollare la settecentesca torre dell’orologio al centro del paese, le ha causato un’altra notte di patema: «Ormai» mi ha confessato al telefono «avverto anche i sommovimenti più impercettibili, ho sempre l’impressione di sentirmi ballare la terra sotto i piedi. È come se dentro tutti noi, che stiamo vivendo l’incubo di questo dannato terremoto, si fosse risvegliato un istinto primordiale, una specie di sismografo atavico che ci tiene in allerta perenne». È lo stesso istinto che la sera del 20 maggio, quando ci fu la prima, micidiale scossa, a duecento chilometri dal sisma mi fece svegliare in piena notte – lo giuro - con quello che col senno di poi posso solamente definire un presagio: «Speriamo che il duomo e la Ghirlandina siano in piedi» m’ero augurato, pensando ai due monumenti-simbolo della mia Modena, proclamati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Mia madre l'avrebbe chiamato sesto senso. Io non so come chiamarlo, ma certamente qualcosa dentro di me mi ha avvertito, ancor prima che televisioni, web e giornali ne parlassero, che l’epicentro del terremoto riguardava la terra dove sono nato. Facendo i debiti scongiuri, Modena è stata finora abbastanza risparmiata, ma anche in città ci sono chiese e palazzi transennati. Ci ho fatto un salto qualche giorno fa, dopo la terribile seconda scossa del 29 maggio: nelle strade deserte si respirava la paura, come negli occhi delle tante persone accampate nei giardini e nei parchi pubblici.Lo so che cosa direbbe un cinico: se l’uomo avesse le radici sarebbe una pianta, non se ne andrebbe in giro per il mondo inseguendo le proprie chimere. Ma come definire se non radichi quel senso profondo di appartenenza, etnica ed etica insieme, che in questi giorni mi fa sentire quasi in colpa, vivendo altrove, di non poter condividere se non in modo mediato e mediatico le paure e i disagi della mia gente? Penso alle macerie del castello di Finale Emilia, patria del mio amico scrittore Giuseppe Pederiali; penso alla torre dell’orologio crollata nel centro di Novi, alla villa di Disvetro dove visse scontroso il grande Antonio Delfini, alle chiese e ai palazzi distrutti della Mirandola, con un misto di rammarico e d’orgoglio: l’orgoglio di appartenere, come ha scritto il mio conterraneo Arrigo Levi, a una «terra gentile e prospera» e a una gente forte e concreta. Il terremoto ha bussato forte proprio in quelle zone della Bassa, tra Concordia e Mirandola, su cui signoreggiava Giovanni Pico, il grande umanista dalla memoria prodigiosa, soprannominato la Fenice degli ingegni. Spero che, come la Fenice, anche queste terre rigogliose e industriose risorgano presto dalle proprie ceneri. Non voglio più, per via delle famigerate radici, svegliarmi nel cuore della notte con certi brutti presagi.
 
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Alan-16-anni-San-Possidonio
Alan, 16 anni, San Possidonio. Quando è arrivata la scossa del 29 io ancora dormivo. La prima cosa che ho sentito e' stato il boato. Poi, appena mi sono alzato, per l'intensità del tremore non riudivo nemmeno a stare in piedi. Mamma e' anche caduta e io non so come ma sono riuscito a turarla su. Per tutto ciò abbiamo fatto molta fatica anche proprio ad uscire di casa, senza contare che mio padre era rimasto al piano di sopra e per qualche minuti abbiamo avuto davvero paura per lui. Una volta in strada, finita la scossa, la cosa che ci ha fatto un po' riprendere dalla paura è aver visto arrivare mio padre e che la nostra casa non era crollata. Da allora vivo con la mia famiglia nel campo allestito dalla Protezione civile del Lazio. Non si sta male, certo, fa molto caldo e ho finito per abbronzarmi anche senza essere mai andato al mare. Qui le mie giornate trascorrono con molta lentezza. La cosa che mi pesa di più e' proprio non aver niente da fare. Per questo da quasi subito mi sono offerto per fare volontariato nel campo con l'associazione "Giovani volontari". Mi occupo di distribuire la spesa alle persone che stanno in tenda nei giardini delle loro case. Quello che mi auguro adesso per me stesso e i miei amici e' che tutto ciò possa finire il prima possibile. Mi ritengo fortunato e non dimentico chi ha perso tutto, tranne la simpatia e la voglia di ricominciare.

Annalisa-disoccupata-di-Rovereto
Annalisa, disoccupata di Rovereto. Qua al campo Rovereto manca una sistemazione per i bambini e per gli anziani. Le nostre case sono distrutte e ci hanno chiesto a noi cittadini 30mila euro per buttarle giu' e altri per ricostruirle. Qui al campo ci sentiamo dei carcerati. I nostri parenti non possono venirci a trovare. Viviamo in 10 nella stessa tenda. Ci mancano tutti i servizi: abbiamo il detersivo per lavare i panni calmierato, se chiediamo una bottiglia d'acqua quando la cucina e' chiusa non ce la danno. Ci hanno detto di no anche per la merenda dei bimbi alle 16. I bimbi che vogliono andare al campo estivo per giocare devono pagare 45 euro a settimana. Siamo preoccupati per l'arrivo dell'inverno, ci fa ancora più paura del caldo. Siamo convinti che rimarremo qui molto a lungo.
 
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Stefano-Carletti-42-anni-vigile-del-fuoco-di-Modena-presidente-del-comitato-Amici-dei-pompieri

STEFANO CARLETTI, POMPIERE DI MODENA. Durante la prima scossa, che è stata domenica notte, io ero a casa che dormivo con la mia famiglia. Il giorno dopo ho preso servizio alle 20 di sera e per tutta la notte ho coordinato gli interventi dalla sala operativa della centrale di Modena. Il lunedì ero a Mirandola e per tutta la settimana ho fatto la spola tra la sala operativa e le zone dove era necessario il nostro intervento. Quando è arrivata la seconda forte scossa, quella delle 9 di mattina del 29 maggio, io ero appena smontato dalla notte, ero tornato a casa e mi trovavo per le scale con mio figlio Filippo che stavo accompagnando all'asilo. E mentre tutti gli altri genitori correvano a riprendersi i figli, io ho lasciato il mio là perché ero certo che si trattasse senz'altro del posto più sicuro del mondo visto che l'edificio è nuovissimo. Sono tornato a lavoro e ho cominciato a fare soccorso tra Mirandola, Medolla e Rovereto. Non nascondo di aver avuto molta paura, quella che, soprattutto nel nostro lavoro, serve a tutelarci. Ma le scosse erano continue, ogni quarto d'ora ne arrivava una, ed è stato drammatico lavorare con la sensazione addosso di poter rimanere sotto qualche crollo. A Rovereto, quando è arrivata la botta delle 13, ho visto una casa alzarsi di 20 cm. Quando mi sono girato verso il mio collega, lui era bianco come un cadavere. Ci sono alcuni dei nostri che non riescono nemmeno più a uscire per gli interventi. Sono sotto choc. Non riescono a lavorare se non sanno come stanno i propri cari. Sto assistendo a tanti comportamenti irrazionali. Anche a Modena, dove non ci sono situazioni di reale emergenza, molta gente si è accampata nei parchi della città. Da parte mia, oltre al mio lavoro, ho pensato che fosse necessario fare qualcosa in più. Per questo abbiamo costituito il comitato “Amici dei pompieri” e aperto una sottoscrizione attraverso la vendita di magliette con la scritta “TerreMoTiamo”, dove Mo sta anche per Modena. Contiamo molto sul sostegno dei negozianti da cui speriamo ci arrivino ordini per più magliette così da poter ammortizzare i costi della spedizione. Per contattarci basta andare sulla nostra pagina facebook. Vi lascio il link.
 
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Sonia-Matrone-29-anni-impiegata-di-Rovereto
sono svegliata che vedevo l'armadio della camera che veniva contro il mio letto. Ho provato terrore e ho pensato ai miei due cani. Non riuscivo a trovarli. Si erano nascosti sotto al letto. Sono uscita dalla camera, tutto era finito a terra: i mobili mi sbarravano la strada. Non so con che forza ho alzato un mobile pesantissimo, poi ho notato che la porta era già aperta, con la scossa era uscita dal cardine. Davanti a me c'era l'acquario rotto a terra, ci sono letteralmente andata dentro poi ho chiamato il mio cane che mi e' saltato in braccio e io l'ho lanciato verso le scale e lui e' sceso. Poi non trovavamo il chiwawa, allora il mio compagno ha alzato il letto di peso e l'abbiamo tirato fuori dalla rete. Adesso qua al campo della Protezione civile, dove siamo riusciti ad entrare solo ieri (fino a ieri abbiamo dormito in macchina) finalmente abbiamo un letto ma ci sono tante mancanze. Sappiamo che fanno quello che possono, ma potrebbero mandarci del cibo migliore, mettere delle docce in più, dei lavatoi per lavare i panni. Mancano i giochi per i bambini, qualcosa che faccia comunità. Quello che mi preoccupa di più sono le voci che dicono che potremmo rimanere qua anche tre anni. Sono sicura che se fosse così impazziremo tutti.
Silvia-Pollastri-Maestra-di-Limidi-di-Soliera-Mo
SILVIA POLLASTRI, MAESTRA DI LIMIDI DI SOLIERA (Mo) - Per noi i guai veri sono arrivati con le scosse del 29 maggio quando, per la prima volta, ho imparato nella mia vita cos'è il terremoto: sentirsi saltare, il terreno sotto i piedi che ti butta in alto. Quella delle 9 è stata brutta, io ero in casa, stavo per andare al lavoro, io e mio marito ci siamo fiondati sotto la porta blindata dell'ingresso che è il punto più sicuro della nostra palazzina. Appena è finita siamo corsi da mia madre e da mia sorella che vivono poco lontano in campagna per vedere come stavano perché mia sorella, con la scossa del 20, era svenuta in casa. Siamo arrivati là e dalle 9 fino alle 13 abbiamo saltato e ballato continuamente. Non si è mai fermato. Nella casa di mia madre avevamo l'acqua che usciva dai tombini proprio per questo movimento sussultorio; la terra, che faceva le onde; le macchine che saltavano. Ecco, sì, la cosa più terrorizzante è stata vedere la macchina che saltava avanti e indietro con le ruote che si staccavano da terra. Io a un certo punto, con la botta delle 13, mi sono sdraiata per terra perché era l'unico modo per sentirmi, non dico al sicuro, ma avere un contatto con la terra perché davvero non si riusciva a stare in piedi. Vedevi la casa che saltava. Ho creduto davvero che fosse arrivata la fine del mondo. E non sono ancora convinta di essere al sicuro. Proprio la notte scorsa, quando poi alle 3.50 è arrivata l'ultima scossa, di magnitudo 4.3, era la prima volta che tornavo in casa dal 29 maggio. E ho commesso un errore perché appena ho sentito il boato, invece di mettermi al sicuro sotto la porta blindata, mi sono fiondata per le scale. Ho agito d'istinto. Di giorno riesci a razionalizzare, ma di notte, al buio, con le finestre chiuse, non ragioni più. Così abbiamo ripreso la nostra borsina e siamo tornati al campo in cui io stessa lavoro come volontaria. Certo, la voglia di casa è tantissima, è esagerata. Il nostro Comune giustamente dice che chi ha la casa agibile deve prendere coraggio e rientrarci, ma quando pensi che sei in una struttura di mattoni, che a pochi metri un'altra abitazione è crollata e che alla prossima scossa anche la tua abitazione potrebbe essere classificata inagibile, è dura restarci dentro. Ti chiedi: “E quando arriva la prossima scossa che succede? Faccio in tempo a uscire e o ci resto sotto?”. Ascolta la testimonianza

Alessandro-Nassisi-39-anni-volontario-Capo-Campo-di-Mirandola
ALESSANDRO NASSISI, VOLONTARIO A MIRANDOLA. All’interno dei campi allestiti per gli sfollati del terremoto, il dolore si mescola alla rabbia, allo stress, al senso di impotenza e rassegnazione. Tutti hanno esigenze diverse e ognuno ha anche reazioni differenti davanti alla tragedia e al disagio. E in quello di Mirandola, più che in altri campi, il primo problema da risolvere è stato proprio quello dell’integrazione: 300 persone di 9 etnie diverse si sono ritrovare l’una al fianco dell’altra. Nelle tende, infatti, ci sono italiani, moldavi, cinesi, indiani, pachistani, marocchini, tunisini, senegalesi, curdi. Sembrerà strano ma la cosa più difficile è far “dialogare” le varie comunità a tavola. In queste circostanze, infatti, non è semplice neanche scegliere il menù. Se cuciniamo troppe verdure, gli italiani si lamentano; se invece scegliamo la carne di maiale sono le comunità islamiche ad insorgere e così via… Ma come in tutti i campi anche in quello di Mirandola c’è da pensare all’assistenza dei bambini, che più di altri avvertono e vivono il disagio di essere sfollati, di non avere più i propri giochi o le comodità alle quali si erano abituati. Adesso grazie all’Anpas, nel campo di Mirandola, abbiamo costruito due aree ad hoc proprio per i 40 bambini che ospitiamo. Per aiutarli a superare il trauma del campo, abbiamo realizzato una struttura interamente dedicata ai bambini dai 0 ai 5 anni e un'altra per quelli di età compresa tra i 6 e 15 anni. Assieme a me c’è Chiara Arrighini, volontaria della Pubblica Assistenza di Rosignano Marittimo, che si occupa della gestione dei due spazi ed in particolare di coordinare i servizi sociali di Mirandola che dopo il terremoto hanno deciso di svolgere il loro lavoro all’interno delle tendopoli. Ma nonostante le iniziali difficoltà dovute alle religioni e usanze differenti, tutte e nove le comunità sono riuscite a trovare un equilibrio e ciascuna di loro svolge un compito ben definito all’interno del campo. E’ questo l’obiettivo di noi volontari: portare assistenza ma non assistenzialismo. 2/ OMBELICO DEL MONDO. "Questo è l'ombelico del mondo dove si incontrano facce strane di una bellezza un po' disarmante facce meticce da razze nuove come il millennio che sta arrivando" Così iniziava una famosa canzone degli anni passati, e mai fu più azzeccata per descrivere quello che sta accadendo a Mirandola. Sono a gestire un campo con circa 8 etnie diverse, otto comunità lontanissime tra loro e in alcuni casi anche con i propri confini in guerra; si va dalla comunità indiana e sik a quella pakistana passando da quella araba fino a quella cinese, il campo in questo momento sembra un gigantesco terminal in partenza per una nuova frontiera di convivenza pacifica. Un hub dove le culture cercano di vivere insieme ma sempre gelose delle proprie tradizioni, un'ammasso di ideologie che difficilmente scozzano anche se diametralmente opposte, piccoli screzi fungono da motore di ricerca della conoscenza del nuovo. E io che ci faccio qua?! mi sono messo in modalità "wikipedia" pronto a ricevere qualsiasi informazione che mi fa conoscere cose nuove esperienze nuove, imparare la differenza rispettarle e provare a pensarle, accettare le loro usanze e passare velocemente a pensare in otto modi diversi, accresce quello che dovrebbe essere lo spirito di unione capire quello che può essere la chiave per la sconfitta del razzismo strisciante. Penserete Utopia..... no semplicemente realtà, la chiave sono i bambini, i bambini giocano tra loro e si portano dietro i genitori che parlano poco italiano e chiedono aiuto ai figli per farsi tradurre un semplice "come va?" e a loro volta rispondano e i figli traducono. Donne indiane che parlano con donne moldave in lingua e i loro figli traducono la discussione. I loro figli amici che giocano a pallone e non fanno squadre in stile nazionale, ma miste; mentre i genitori diligentemente si prendono i turni per pulire i bagni, sistemare il campo, e poi?! arriviamo a mangiare, un menù bilanciato per tutti (oggi ho mangiato il ragù accanto ad Abdul, e lui mangiava verdura accanto a me), non sai chi ti servirà a tavola forse un Italiano? un cinese? boh intanto il mio amico Abdul dice che noi scriviamo all'incontrario no cavolo siete voi che scrivete al contrario, insomma ognuno scrive come gli pare, l'importante che la parola Integrazione sia colorata di tutte le razze.
 
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ANCORA SCOSSE IN EMILIA: TERREMOTO
DI MAGNITUDO 2.1 IN PROVINCIA DI MODENA

20120826_terremoto-modena



ANCORA SCOSSE IN EMILIA: TERREMOTO
DI MAGNITUDO 2.1 IN PROVINCIA DI MODENA



MODENA - Ancora una lieve scossa in Emilia Romagna, dove è stato registrato alle 4:58 un terremoto di magnitudo 2.1, in provincia di Modena. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 9,7 km di profondit… ed epicentro in prossimit… del comune di Finale Emilia. Non si registrano ulteriori danni a persone o cose.
 
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view post Posted on 30/8/2012, 21:16           Quote
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Mi chiamo Gloria,ho 14 anni e sono una sopravvissuta del terremoto. Abito a Rovereto,il secondo comune maggiormente colpito dal terremoto,ma nessuno parla di noi. Alcuni ci conoscono per Don Ivan,che ha perso la vita nel crollo della sua chiesa. Altri per l'arrivo del Papa. Ma chi ci conosce per cosa ci è successo davvero? Chi ci conosce per i cuori straziati,per le case crollate,per Campo Roma o per le scuole che sono esplose?
Bene,questo è il vero racconto,le vere emozioni di una ragazzina che ha visto crollare il suo paese.
Il 20 maggio 2012 non ho sentito la scossa. Mi trovavo a Cesenatico ad una gara,ma mi sono comunque sentita crollare il mondo addosso quando ho visto la macchina dei miei genitori di fronte alla mia fermarsi,e vedere la mamma scendere in lacrime dicendo:'Ci siamo in mezzo,casa nostra è un macello' Nessuno si immagina di sentire queste parole nella sua vita. Nessuno si immagina che un 'ladro' si intrufoli sotto la vostra casa e vi sorprenda in piena notte. Tornati a casa,nulla era al suo posto. Bottiglie di vino e d'aceto a terra,rotte. I miei libri sporchi di vino. Tutte le mie medaglie e i miei quadri a terra. Ma questo non è niente paragonabile a tutto quello che stava per venire. A Novembre c'erano state solamente due piccole scosse una un mattino,in cui avevo preso della pazza a scuola perchè avevo detto che secondo me c'era stata una scossa,e una tre giorni dopo. Era un'avvertimento,ma nessuno si sarebbe mai immaginato cosa ci riservava la terra.
Mercoledì 23 maggio,mi trovavo a scuola. Ma non nella mia scuola,nelle medie,alle elementari già metà inagibili. Ero lì di pomeriggio per un corso di potenziamento di inglese per l'esame. Nel bel mezzo del silenzio,si sentì un rumore inconfondibile: il boato del terremoto. Il primo istinto è stato quello di andare sotto il banco. Aspettammo che la scossa finisse. Sarà durata 4 o 5 secondi,ma non potete nemmeno immaginare quanto sono lunghi 4 o 5 secondi quando ti senti impotente contro tutto. Scendemmo le scale e ci ritrovammo tutti in strada. I telefoni non prendevano e riuscii a chiamare mia mamma solo 15 minuti dopo. Stava bene anche se era bloccata a letto. Da quel giorno in poi abbiamo sempre dormito con il telefono,le chiavi della macchina e una pila vicino,coperte e maglie pesanti in macchina e le ciabatte appena vicino al letto così da poter scappare immediatamente. Lunedì 28 iniziavano i 'turni con le elementari'. A noi toccava andare a scuola di pomeriggio anche se a nostro parere era la cosa peggiore del mondo. L'esame era vicino e anche se svogliatamente,la mattina del 29 alle 8:50 iniziai a scrivere la mia tesina. Alle 9:00 vidi ondulare il computer. Mi buttai subito sotto alla piccola mensola su cui era appoggiato e guardai la mia cucina. Tutto oscillava i mobili si spostavano e io mi sentivo schiacciare tra i muri. Appena vidi la televisione cadere capii che era arrivato il momento di scappare. La forza del terremoto mi faceva cadere,ma tra tutto quel rumore riuscii a riconoscere solo una cosa:l'abbaiare del mio cane. Io mi trovavo al piano terra,mentre lui al primo piano. è anziano e non riesce a scendere le scale,così senza ripensarci nemmeno un secondo,raccolsi tutto il coraggio che avevo e mi infilai su per le scale,pestando ogni vetro. Credevo fosse arrivata la mia ora. Fulmine mi aspettava lì davanti alla porta. lo afferai, e mi precipitai giù dalle scale mentre la scossa non era ancora finita. Riuscii ad uscire. Nella casa di fianco alla mia abitano mio nonno e mia zia. Mio nonno è molto anziano e mia zia è affetta da sclerosi multipla,che non le permette di camminare. Il suolo non smetteva di tremare e non vedevo uscire il nonno e la zia. Pure in quell'occasione non riflettei e mi buttai in casa loro anche se il terremoto continuava a spingermi nell'altro senso. Il nonno non riusciva ad aprire la porta così lo aiutai la sbloccammo e finalmente ci ritrovammo tutti in strada. C'era una confusione pazzesca. Appena finita la scossa vidi arrivare i miei genitori e scoppiai in un pianto a dirotto quando mi accorsi della gravità della situazione e pensando che il mio fidanzato e mio fratello erano a scuola. Papà si fermò lì con me mentre la mamma scappò da Lorenzo,mio fratello. Non riuscivo a smettere di piangere. Non mollai Fulmine per un secondo nella paura che iniziasse un'altra scossa e dovessi correre a riprenderlo. Andammo a scuola,passammo sulle macerie delle case lì vicino e poi finalmente una cosa ci rallegrò: vedere tutti i bambini fermi in strada,sani e salvi. Mio fratello corse ad abbracciarmi in lacrime,e mia mamma essendo la prima ad essere arrivata abbracciava tutti i bambini che erano soli senza la loro mamma. Arrivò anche la nonna. Quando ci vide sani e salvi si buttò a terra e scoppiò a piangere pure lei. Andai a carpi per vedere il mio fidanzato. Avevo tutta la faccia rigata dalle lacrime e il cuore che non smetteva di battere. Stava bene e ora potevamo tornare a casa. Decisi di andare con mio papà. Dovevamo accompagnare una signora in sedia a rotelle a casa del figlio. Erano le 12:50,10 minuti prima dell'altra grande scossa. Eravamo in macchina e sentii il furgone quasi appoggiarsi per terra,l'erba fare un'onda e tutte le case di fronte a me crollare come se fossero fatte di carta. La strada era solo polvere. Intanto si era sparsa la voce:il don era morto per salvare la Madonna. Intanto continuavamo a chiamare la mamma,la nonna,chiunque per sapere come stavano. Non trovarsi vicino alle persone che ami mentre succedono queste cose è come se ogni volta che la terra trema un pezzo di cuore ti si stacca. Quel pomeriggio lo passai in giardino. Cercavo di dormire ma era un continuo tremolare e stare in casa ti faceva salire un'ansia senza eguali. Ero abituata a camminare scalza nel giardino della nonna,ma quel giorno la terra scottava. Sembrava di camminare sui carboni. La nostra fortuna fu avere a disposizione una roulotte con la sua veranda. Come prima la avevamo sempre usata per le vacanze,quest'anno era per una vera e proprio emergenza. Le scosse non finivano mai,era un continuo oscillare. Ma poi,arrivò la notte. Andammo tutti a dormire,ma penso che nessuno abbia davvero dormito. Appena chiudevi gli occhi avevi la sensazione di traballare così,mi rassegnai e mi alzai. Uscii dalla roulotte e fuori c'erano la mamma e la nonna che guardavano il computer e leggevano gli articoli sul terremoto. Nei giorni seguenti cercammo di riprendere la vita in modo più normale possibile. Domenica 3 giugno il terremoto ci sorprese ancora. Eravamo in giardino,nel mezzo del giardino (questo giardino è di 4 mila metri quadrati) e sentimmo di nuovo un'altra scossa,tutti a correre. Non sapevamo dove,non sapevamo perchè ma l'istinto ci diceva di scappare. Questo è il terremoto. Questo è quello che provoca. Questo è quello che ci lascia dentro i cuori. Media,io mi rivolgo a voi:AIUTATECI! Nessuno parla del piccolo Rovereto,dove nonostante il campanile,nonostante tutte le case da abbattere va avanti quasi alla normalità. Dove non abbiamo rinunciato alla nostra sagra di S. Luigi,con anche i fuochi artificiali. Rovereto c'è,Rovereto vive.
Queste sono semplici parole,per chiunque lo legga,fatelo leggere ai vostri amici,ai vostri figli ai vostri genitori a chiunque perchè tutti si ricordino di quello che ci è successo. A 3 mesi dopo questa catastrofe,scrivere di lei mi fa ancora venire la pelle d'oca.
Grazie di cuore a chiunque condividerà per farci aiutare,noi non perdiamo la speranza!!
Gloria.

(non è casa mia,la mia è ancora in piedi e a posto. Questa foto durante il terremoto è stata un simbolo per questo l'ho scelta.)


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view post Posted on 7/11/2012, 13:04           Quote

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che brutto il terremoto

è terrificante, ti rende impotente e distrugge senza guardare in faccia a nessuno

un grande in bocca al lupo a tutta l'emilia
 
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view post Posted on 13/11/2012, 22:11           Quote
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view post Posted on 14/11/2012, 09:07           Quote
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prima o poi scrivero' anche la mia di esperienza....
 
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