La panchina di Mariella & Eternboyx

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CURIOSITA'dal MONDO GASTRONOMICO..E NON....., NOTIZIE UTILI PER TUTTI

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view post Posted on 20/3/2009, 13:57           Quote
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La polenta più che una scelta era una dannazione. Polenta, e solo quella passava il convento del Nord Est e non solo. Quando andava meglio eccola bianca ad accompagnare il pesce o gialla quando era sposata con funghi e formaggi. Da veronese doc, il sottosegretario al ministero del Welfare, Francesca Martini, vorrebbe proporre la dieta padana, centrata appunto sulla polenta e poi su riso, patate, radicchio e carni alla griglia, in alternativa a quella mediterranea.

Ma oggi la cucina del Veneto è in verità molto di più di quanto vorrebbe una certa iconografia. I cuochi di punta della ristorazione anche tradizionale sanno indirizzarsi con abilità sui pesci del lago, sulle ottime carni, sull’olio extravergine del Garda. E a Sorrento hanno probabilmente vinto ai punti la sfida senza classifica con i colleghi campani in occasione della quinta edizione di “Campania &… si incontrano a tavola, stelle del’enogastronomia a confronto”, nonostante uno degli alfieri del Sud, Cristhoph Bob, tedesco trapiantato a Massa Lubrense, abbia ricordato che per lui – prototipo dello straniero che guarda al Belpaese – la vera cucina italiana è quella mediterranea.
 
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view post Posted on 20/3/2009, 14:05           Quote
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di Giuseppe Calabrese

Nel mondo di Loretta si cammina a bocca aperta. Si mangia con gli occhi. Si annusa. Si resta stupiti, estasiati. Tra le sue mani creme, cioccolato, fiori e frutta si mescolano e si sublimano. I suoi dolci sono piccole opere d´arte. È incredibile quello che riesce a fare. La delicatezza dei suoi gesti, la tranquillità con cui si muove in cucina. Loretta Fanella è giovane (27 anni), carina, simpatica e determinata. Ma, soprattutto, brava. Anzi, la più brava. L´anno scorso è stata eletta miglior chef pasticcere d´Italia. Ha lavorato da Cracco a Milano, poi con i fratelli Adrià a elBulli, adesso si è fermata all´Enoteca Pinchiorri. Una scelta di cuore, anche. «Volevo tornare in Italia e avevo alcune proposte, ho scelto Pinchiorri perché Firenze è una bella città ma, soprattutto, perché il mio ragazzo lavora a Livorno».
SpiraleLoretta è una ragazza esile, i capelli biondi raccolti in una coda, tre orecchini sul lobo destro, occhi azzurri, mani grandi che si muovono piano. Il suo viaggio è iniziato per caso. «Volevo diventare stilista di moda ma a Fiuggi, la mia città, c´era un istituto alberghiero e i miei genitori mi hanno mandata lì». Loretta non sa bene cosa fare. In sala se la cava e anche in cucina non è male. Dopo la scuola va a fare uno stage a Verona, doveva fermarsi tre mesi è rimasta due anni. Loretta lavora in cucina, ma un giorno va via uno dal reparto pasticceria e lei viene spostata lì.

I dolci le piacciono e si iscrive a una scuola privata di Brescia. Il caso gioca ancora con lei. Mentre è a Brescia viene a sapere che Carlo Cracco sta cercando un pasticcere. Si presenta al colloquio e venti giorni dopo è in cucina. «Era la mia prima esperienza in un ristorante stellato, Cracco mi aveva affidato tutta la responsabilità della pasticceria. Sono rimasta con lui due anni». In tanti dicevano «non ce la farà» ma Loretta li ha fregati tutti. Ha talento, creatività, determinazione e passione.

Nella sua vecchia scuola di Brescia arriva Albert Adrià, fratello di Ferran, per tenere uno stage. Lei chiede di partecipare, diventa sua assistente. Si conoscono. «Vieni a trovarmi quando vuoi» le dice Albert. E Loretta - siamo nel 2003 - quell´estate utilizza le ferie da Cracco per andare a curiosare in Spagna. Arriva a elBulli. Entra in cucina. Dopo quindici giorni i fratelli Adrià le chiedono di rimanere a lavorare con loro. Loretta è al top. Per tre anni lavora in quello che è considerato il più grande ristorante del mondo. «Ma non potevo rimanere più lì. È stata un´esperienza bellissima, però a elBulli su tutto quello che fai c´è l´ombra di Ferran e io, invece, volevo venire fuori».

Appena si sparge la voce che Loretta vuole tornare in Italia la chiamano in tanti, compreso Cracco e Heinz Beck, che la vorrebbe alla Pergola. Ma lei sceglie l´Enoteca Pinchiorri.

Puzzle florealeLoretta voleva disegnare vestiti, adesso disegna dolci. «Comunque c´è un´affinità» dice sorridendo. Spesso le sue idee sono schizzi su un foglio di carta, suggestioni. I suoi dolci impastano umori e idee, mescolano voglie e materie. La sua cucina è un lavoro di memoria, un percorso di scoperta. Loretta ha bisogno di creare e fantasticare, di rivoluzionare la vita. Qualche mese fa era da Ikea e ha visto degli stampini di plastica che si incastrano e formano un puzzle colorato. «Li ho comprati e ho pensato: vediamo cosa viene fuori». Oggi il suo puzzle è diventato un dolce.

Loretta passa undici ore al giorno in cucina. Certi dolci nascono in un attimo, altri ci mettono mesi. «A novembre sono stata in Giappone e quando sono tornata avevo voglia di creare un dolce che mi ricordasse quelle atmosfere. Si chiama “giardino zen“, ci ho messo sei mesi per realizzarlo». È come dipingere un quadro, i suoi dolci sono colpi di colore, magie di sapore. «Gli anni passati a elBulli sono stati importanti, però la mia cucina è diversa. Ho un mio stile e un mio gusto». È una forza questa ragazza. Una con le idee chiare, con una passione smisurata per il suo lavoro. «Se non c´è passione non resisti».

Quando non è in cucina fa sport. «Corro, vado in palestra. Adesso sto andando in piscina». I soldi non sono un obiettivo: «Potrei guadagnare molto di più, però mi accontento. Non ho mai chiesto niente, ho sempre preso quello che mi hanno dato». Ogni tanto la chiamano in sala per farle i complimenti. «Quelli sono i momenti più belli, quella è la vera soddisfazione». Il suo dolce preferito? «Il millefoglie» dice. Loretta ha un sogno. «Una famiglia e dei figli, ma con il lavoro che faccio è impossibile conciliare le due cose. Per questo, prima o poi, uscirò dalla mia cucina. Voglio una vita anch´io».

Attached Image: loretta_fanella.jpg

loretta_fanella.jpg

 
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view post Posted on 20/3/2009, 16:46           Quote
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ROMA - Pane, pasta e riso ma anche lattuga, radicchio e uova bollite. Sono questi alcuni cibi che favoriscono il sonno e aiutano l'organismo a rilassarsi, mentre alimenti conditi con curry, paprika, ma anche salatini, scatolame e minestre con dado da cucina, rendono più difficile addormentarsi. E' quanto afferma la Coldiretti in occasione della Giornata internazionale del 'Dormiresano', organizzata in Italia dall'Associazione italiana di medicina del sonno (Aims).

Sono 12 milioni gli italiani che soffrono di disturbi del sonno, che aumentano con il cambio di stagione, in particolare con la primavera, provocando effetti sulla salute e sulla qualità della vita. E visto che l'alimentazione è in stretto rapporto con il sonno, la Coldiretti ha stilato il vademecum degli alimenti 'amici' del sonno, con i cibi 'buoni' e i 'cattivi'. Sono da evitare: patatine in sacchetto, piatti con dado da cucina, cioccolato, cacao, caffé, the, curry, pepe, paprika, superalcolici, salatini e alimenti in scatola. I cibi 'buoni' invece sono pasta, riso, pane, orzo, lattuga, radicchio rosso, aglio, zucca, rape, cavolo, formaggi freschi, yogurt, uova bollite, miele in infusi caldi, latte caldo e frutta dolce.
 
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view post Posted on 25/3/2009, 00:29           Quote
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TROPPA CARNE ROSSA ACCORCIA LA VITA, LA BIANCA E' PROTETTIVA
ROMA - La carne rossa accorcia la vita se si eccede nei consumi, mentre quella bianca sembrerebbe ridurre il rischio di morte per tutte le cause su un periodo di 10 anni. E' quanto emerso da uno studio pubblicato sugli Archives of Internal Medicine, che ha coinvolto oltre 500.000 persone, condotto da Rashmi Sinha del National Cancer Institute statunitense presso Rockville. I ricercatori hanno stimato che nel periodo di 10 anni in cui il campione è stato tenuto sotto controllo ben l'11% dei decessi tra gli uomini e il 16% di quelli tra le donne (per tutte le cause di morte) avrebbero potuto essere prevenuti se queste persone avessero ridotto il loro consumo di carni rosse a una quantità media di 175 grammi la settimana.

Sono ormai numerosi i dati a supporto dei danni alla salute causati da una dieta troppo ricca di carne rossa e carni eccessivamente lavorate come pancetta e insaccati, per il loro alto contenuto in grassi 'cattivi' che favoriscono le malattie cardiovascolari e per i composti cancerogeni rilasciati durante la cotture a temperature elevate. Questo studio ha incrociato dati sulla mortalità con dati sulla dieta e in particolare sul consumo di carne. E' emerso che chi mangiava molta carne rossa fino a un massimo di 160 grammi al giorno aveva un rischio maggiore di morire per tutte le cause. In particolare guardando alle malattie cardiovascolari il rischio di morte, riducendo il consumo di carne rossa, si riduce notevolmente: l'11% dei decessi per queste cause tra gli uomini, e il 21% di quelli tra le donne potrebbero essere prevenuti. La carne bianca invece non ha questi effetti, conclude Sinha, anzi un consumo prevalente di carne bianca può ridurre il rischio generale di morte.
 
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view post Posted on 26/3/2009, 09:16           Quote
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Il frico, è un antipasto (o secondo piatto) friulano, una sorta di frittata di formaggio originaria dei monti della Carnia, che consiste, di base, in una pietanza composta di patate e formaggio Montasio fuso, tagliati a fettine e disposti a strati (formaggio, patate, formaggio) in una padella coperta da un coperchio e lasciati fondere; il frico viene rigirato da ambo i lati fino a raggiungere una bella doratura esterna.
La ricetta base del frico può venire arricchita da pancetta (o speck), cipolle e uova.

* Cipolle
Ricette1 media
* Montasio
Ricette(stagionato 3 mesi) 400 gr

* Pancetta
Ricetteaffumicata (o lardo) 150 gr

* Patate
Ricette4 piccole (circa 150 gr)

* Pepe
Ricettemacinato q.b.
Mettete a rosolare in una padella la pancetta affumicata tagliata a dadini, e la cipolla, tagliata a fettine sottili.
Sbucciate le patate, tagliatele a fettine (o grattugiatele grossolanamente) e aggiungetele in padella con gli altri ingredienti, insieme al pepe, al sale e ad mestolo di acqua calda; coprite con un coperchio e fate cuocere a fuoco moderato per almeno 30 minuti. Aggiungete poi il formaggio tagliato a fettine, ed amalgamate il tutto.
A questo punto mettete il composto ottenuto in una padella antiaderente e fate rosolare bene il frico da tutte e due le parti, fino a che si sarà formata una bella crosticina dorata.
Ponete poi il frico su di un piatto da portata, tagliatelo in quattro fette e servitelo immediatamente.

Quando metterete il frico a dorarsi in padella, potrebbe capitare che si formi dell’olio in eccesso; prima di porlo sul piatto da portata e di tagliarlo, scolatelo bene, in modo che non risulti eccessivamente untuoso.
Per questa ricetta, l’ideale sarebbe usare metà dose di montasio fresco e metà stagionato.




■ Curiosita'


una morbida, ed una croccante. La prima assomiglia più ad una frittata, mentre la seconda è invece molto sottile e friabile e viene preparata con formaggio Latteria o Montasio grattugiato e farina di mais; con questa preparazione così plasmabile, vengono spesso formati dei “cestini” per contenere polenta, formaggio, ecc…
 
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view post Posted on 7/4/2009, 07:48           Quote
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Tradizionale gara tra i consumatori più accaniti del simbolo pasquale domenica a Tredozio in provincia di Forlì Cesena. Palio a tema, pentolaccia e 'la caccia' all'uovo nel pagliaio


Niente uova di cioccolata, soltanto sode per il campionato nazionale di categoria che si disputerà domenica 12 aprile a Tredozio in provincia di Forlì Cesena. Per ora, scrive il sito del comune il record è detenuto dal tredoziese Terzo Bresciani con 17 uova ingoiate in 3 minuti. La sagra nasce negli anni Sessanta per ricordare l'antica battitura delle uova sode che si svolgeva nella vicina Parrocchia di Ottignana nel giorno di Pasqua. Le uova vinte poi costituivano un ottimo alimento per le modeste mense di allora. A oggi la fiera è arricchita da spettacoli con artisti di strada, la classica pesca nell'uovo gigante e la pentolaccia, oltre alla degustazione di prodotti tipici (tutti a base di uova) come tagliatelle, frittate e dolci.

Non meno divertente la caccia all'uovo nel pagliaio con la ricerca di circa 200 uova sode nascoste , la gara dell'uovo al bersaglio e del tiro alla fune con le due squadre posizionate sulle rive contrapposte del fiume.

Il Palio delle uova si svolge poi il lunedì di Pasqua con un unico protagonista: l'uovo. Quattro rioni si affronteranno per la conquista del Palio in divertenti gare e competizioni, tra cui la 'battaglia delle uova crude'.
 
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view post Posted on 17/4/2009, 17:16           Quote
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La conservazione dei cibi Veneti

La conservazione dei cibi si otteneva nella cucina tradizionale contadina, con il sale e l'insaccatura in budella buone, appositamente acconciate, di alcune qualità di carne, in particolare di maiale e d'asino.
Il tempo di durata di questo ultimo tipo di conservazione era poi allungato dall'arte di impitarare, mettere salami, pancetta, pezzi d'oca (ochete) in ole di terracotta, sotto strutto o olio.
Per quanto riguarda la frutta, la tradizione veneta si fermava all'uva passita, alle conserve de pomi, peri, zarese, castagne, alle mele conservate nella paglia, all'aperto sull'aia, alle nespole (tempo e paia maura le nespole).
Degli ortaggi, le biscote, verze in salamoia, la conserva di pomodoro, i pearoni soto asedo, peperoni sotto aceto, il cren sotto olio, le cipolle e l'aglio intressà, attaccate a qualche trave, a forma di treccia.
La maggior preoccupazione della mare, governatrice della casa, era quella di tener presente il tempo di maturazione e le possibilità naturali di conservazione di ogni prodotto (zucche, fagioli, ecc.) perché nulla andasse buttato o perduto.
Per questo la cucina tradizionale e contadina è ciclica, legata alla produzione stagionale.
D'estate, nelle case c'era qualche angolo più fresco dove si riponeva il cibo protetto da una moscarola, oppure si riponeva in un cestello che si teneva legato dentro il pozzo, a livello dell'acqua. D'inverno non era raro vedere cestelli, sporte o altro attaccati a qualche finestra a tramontana, all'esterno: era cibo messo al "fresco", in "frigo".
Nelle case con possanza, di proprietari, esistevano delle ghiacciaie rudimentali, alimentate con pezzi di ghiaccio provenienti da fabbriche cittadine (le fabriche del giazo) oppure dalle ghiacciaie della montagna.
Nelle corti, spesso i proprietari si costruivano la giazara che, oltre alla conservazione dei cibi, offriva all'esterno la possibilità di costruire giardini "freschi".
Anche nei paesi, dove c'era la macelleria, esisteva la ghiacciaia, spesso costruita in comunità tra i proprietari di terre e di diritti d'acqua. Il ghiaccio, infatti, veniva "scavato" nei fossi, nei dugali, nelle zeriole soggette a diritti di uso e di proprietà.
I poveri avevano diritto a un pezzo di ghiaccio quando il dottore ne ordinava la necessità per le febbri gravi o altre malattie, ma non potevano godere del diritto de giazara, si diceva. Del resto, cosa potevano portare di così grosso da conservare in ghiacciaia?


La Storia della Polenta Veneta

La polenta è il cuore della casa veneta, il simbolo popolare della sua cucina; nel Veneto, si sono sperimentate tutte le variazioni gastronomiche possibili della polenta.
A Venezia esistevano dolci rustici, molto comuni, fatti con farina gialla prima della scoperta dell'America e a metà del XVI secolo, in Friuli, si fa la polenta con il "grano saraceno".
Queste due realtà ci inducono a pensare che il famoso mais (mahiz, lo chiama Colombo, imparando il termine degli indigeni dell'isola Hispaniola) sia arrivato nel Veneto attraverso i traffici veneziani con l'Oriente, in tempi remoti.
Le prime coltivazioni di mais si ebbero trent'anni dopo la scoperta dell'America, in Andalusia, per opera di agricoltori di origine araba che lo usavano come mangime per gli animali. Dal Golfo di Biscaglia, il mais si diffonde nel XVII secolo in tutta Europa, anche per la spinta che viene dai coloni americani, e si espande lungo una fascia precisa, attraverso la Spagna, la Francia, l'Italia, i Paesi danubiani, l'Ucraina, fino al Caucaso. Più a nord, il clima era troppo freddo, più a sud troppo secco. La preparazione è ovunque la stessa: si fa cuocere la farina gialla in acqua o brodo, vi si aggiunge, alla fine, burro, latte, formaggio, sughi e carne.
Le attuali ricette della polenta impastizada, della polenta infasolà, della polenta onta, ecc., si rifanno a questo antico uso, derivato dalla maniera di preparare la puls romana.
La parola "polenta", infatti, conserva la sua origine latina, puls, plurale pultes. Allora, la polenta era fatta con il farro, un cereale più grosso e duro del comune frumento, e non offriva la consistenza della polenta di farina gialla. Si condiva con latte, formaggio, carne di agnello, oppure con salsa acida e maiale.
La puls era conosciuta in tutta l'area mediterranea e Apicio ci parla della puls punica, fatta con farina, formaggio fresco, miele e uova. Lo stesso autore ci riporta la preparazione delle pultes julianae, le polente friulane e venete con la spelta o il panico, con l'aggiunta di olio o latte, formaggio e sughi di carne.
Nel De honestate voluptate et valetudine del Platina, alla fine del XV secolo, ritroviamo la polenta di farro. La torta si otteneva mettendo in padella, in teglia, a strati, polenta e condimenti, con una "spolverata" di zucchero e acqua di rose.
La polenta di granoturco risolve subito i molti problemi alimentari delle popolazioni povere, fino a quando, nella metà del XVIII secolo, non apparve la pellagra, causata, si disse, dal continuo consumo di polenta. "Ci sono voluti decenni, si è dovuto arrivare a questo secolo prima di capire che la pellagra era conseguenza di una mancanza di vitamine" (Carnacina - Buonassisi) e si riconobbe l'antica saggezza dei Maya e degli Incas, che avevano fatto del mais la base della loro alimentazione ma vi univano quanto vi mancava.

Il pane Veneto

Nelle case bracciantili il pane era una rarità. Secondo le testimonianze orali, il pane accompagnava la carne a Natale, a Pasqua e alla Sagra. Era considerato il cibo rituale del Natale. Nelle case, attaccata ad un trave della cucina c'era la zesta del pan, la cesta del pane, perché el pan fato in casa, fatto in casa, era custodito con gelosa attenzione dalla mare, la madre governatrice. Ai bambini bastava on corno de pan; alle donne meza ciopeta; agli uomini, na ciopeta.
Nei tempi più recenti (inizi del '900) ogni contrada aveva il forno in comune e ogni tanto, se fasea na sfornà de pan, si cuoceva una sfornata di pane. Il "tempo del pane" era rappresentato dalla medanda, il periodo della mietitura. Per chi aveva del so, terra propria, il pane era, naturalmente, "il pane quotidiano", tenendo però presente che per i coltivatori diretti, il frumento costituiva "merce di scambio" o comunque una fonte di guadagno, come la stalla. La polenta resterà anche per loro la base dell'alimentazione. Ogni zona aveva particolari "forme" di pane: la ciopa, la ciopeta, el paneto, la roseta, ecc. Il pane dei frati, quello bufeto, era confezionato in forme rigonfie, spugnose: si tratta di pagnotte da tagliare a fette. El pan scafetò è, invece, biscottato e corrisponde all'attuale pan biscoto. "Del pan biscotto le forme erano certo diverse e più piccole, a volte anche in figurazioni antropomorfe, come i bigarani a forma di biga cioè potta o organo sessuale femminile, che, di pasta magari ingentilita e addolcita e resa più nutriente per la presenza di grasso, di miele e di uova, convenientemente biscottata, venivano offerti alle donne, dopo il parto come dono. Non si trattava in fondo che di una ciambella schiacciata.
Si confezionavano anche altri biscotti che nella forma e nella consistenza ricordavano l'organo sessuale maschile nella sua piena efficienza, ed ecco i pandoli e i parpagnacchi trasformati, ripetendo alle due estremità la forma dei testicoli, in ossi da morto" (G. Maffioli).
Il pan scafetò è messo a confronto con nibiè e braciegi: sono focacce e buccellati, i famosi bussolai chioggiotti.
I contadini si cibavano anche di pianele, schiacciatine di farina di castagne, il castagnaccio venduto sui banchetti delle piazze fino a qualche decennio fa.

Cucina Curativa Veneta

Cibi, erbe e frutta entravano nella cucina povera, come in quella ricca, con una doppia proprietà, alimentare e curativa. La spiegazione del come si giunse alla cernita dei vegetali utili alla alimentazione e degli altri necessari alla salute si spiega con la "magia simpatica", per cui il "simile chiama il simile". Basando la propria scelta tra la somiglianza di alcuni vegetali con certe parti anatomiche, gli antichi iniziarono delle terapie non ancora del tutto scomparse tra la gente. Secondo i canoni della "magia simpatica", il guscio e il gheriglio della noce, corrispondono alla calotta cranica e al cervello umano, per cui la parte commestibile fu adottata per trattare le malattie mentali.
La verza ritenuta ancora oggi benefica alla circolazione corporea, sembra ripeterne la struttura complessa; lo zafferano guariva dall'itterizia, perché "tipico" e assimilabile all'affezione biliare per il colore giallognolo; la fava, aiuta la fertilità della donna, perché richiama il grembo materno. I contadini fino a trent'anni fa, usavano le foglie d'edera per bendare le ferite delle mani, ma soltanto delle mani, perché ne riproducevano sommariamente la forma. La seconda strada percorsa per la scelta dei vegetali utili alla salute è l'osservazione, l'esperienza e su queste due basi si fonda la medicina contadina e popolare. Del resto, nell'esaminare le ricette di infusi e decotti, spesso ci si imbatte in notizie risalenti all'antichità e scopriamo all'origine di molte indicazioni terapeutiche filosofi e studiosi come Aristotele, Pitagora, Platone, Ippocrate, Plinio, Catone.
Alle conoscenze legate alla cultura occidentale, si sono aggiunte recentemente e nel corso dei secoli, nozioni derivate dalla civiltà indiana, dai medici orientali, dalla erboristeria della Cina dove, si dice, la medicina vegetale non è stata totalmente sostituita dalla moderna farmacopea.

Cibi rituali Veneti

I cibi rituali sono legati alla celebrazione delle feste liturgiche e a quanto resta ancora dei riti agrari del lunario contadino, che ha scadenze e ritmi talvolta diversi dal calendario. L'anno contadino, infatti, non inizia il primo gennaio, ma con la celebrazione dei Morti che offre ancora una ritualità di sapore naturale e vetero cristiano. San martino, pochi giorni dopo, sanziona il corso giuridico dell'anno agrario con la stipula dei patti annuali di mezzadria, colonia e con i contratti salariali.

1-2 novembre, Ognissanti e i Morti: patate mericane (patate dolci ); i trandoti o pan dei morti, brazadelon (focaccia ); faoline (fave ); miole de zuca (semi di zucca ); i maroni (castagne e marroni ); papazin o bole (polentina di castagne)
11 novembre, San Martino: galeto (galletto ); carne a poceto e carne in salata, i Sanmartin di pastafrola (San Martini di pastafrolla)
25 novembre, Santa Caterina: oca
Da Santa Lucia (13 dicembre) a Natale: mas-cio (maiale ); saladi (salami ); fegato con sangue cotto, rognoni in graticola, galzega del porco (risotto con il tastasale)
24 dicembre: la Vigilia: bigoli co la sardela, mandorlato e vin bon
25 dicembre: osso magon (ossocollo ); bigoloto de Nadal o nadalin (dolce ); risoto con el tastasale
1 gennaio, Capodanno e 6 gennaio, Epifania: carne di pollo, carne di maiale
Il Carnevale: maiale, vin bon e fritole (frittelle ); brazelo (ciambella ); bigoloto (focaccia ); grustoli o sfoiade (dolci)
La Settimana Grassa: bigolada (gnocchi e frittelle)
Le Ceneri e la Quaresima: renga e salata (aringa e insalata ); rane, baccalà, frittata con i gamberi
La Mezzaquaresima: bigoli, paparoti, taiadele, maltaià, lasagne (tipi di pasta ); riso e bruscanzoli (bruscandoli ); riso a la scapadora (fatto in fretta)
Pasqua: taiadele (o paparele) bo e vin tondo (tagliatelle in brodo di carne e vino forte ); brazadela o fugassa (ciambella)
Lunedì dell'Angelo: uova con sale e pepe
Ascensione: codeghina (cotechino)
Estate: panzeta imanegà (arrotolata con chiodi di garofani e legata a salame ); panzeta soto onto (conservata nell'unto di maiale ); sardele, polenta e zeola freda, ochete (oca sotto unto ); fritaia coi pomodori, ovi in pocio, fighi in pocio, pan e anguria, melanzana in padelin, melanzane al fogheto, peperonata, zeole ciodote (cipolle chioggiotte ); anitra ripiena
La Mezzastagione autunnale: fagioli, zucche, frutta autunnale, patate rosto (trifolate ); zuca soto la zendare (zucca arrostita sotto la cenere ); zuca cota (lessata ); fasoi in asedo (fagioli in insalata ); fasoi in teia (teglia ); riso e fasoi (riso e fagioli ); riso e zuca (riso e zucca ); polenta infasolà (polenta con i fagioli ); panocia brustolà (pannocchia abbrustolita ); fantoline (pop corn rustici)

La Cucina tipica Veneta

Il sapore e il gusto della cucina veneziana nascono nelle isole, in tempo remoto; si sposano e confondono, più tardi, con gli ingredienti e gli aromi dei prodotti della terraferma, con una immaginazione culinaria sostenuta da esperienze alimentari colte nei viaggi mercantili nel vicino oriente. Ma la caratteristica originale resta fedele alla lontana origine, quando pesca, caccia e orticoltura offrivano prodotti e ingredienti alla cucina veneziana.
Il broeto antico e le zuppe di molluschi ne sono una testimonianza, come la ricchezza e la varietà dei piatti di pesce, all'arrosto, sulla graticola, in fritti saporosi, in umido (umido di seppie) fino all'esaltante saòr. E non si può dimenticare la capacità "di esaltare il gusto del manzo, dei carnami, del fegato, con misurati e temperati accostamenti degni in qualche caso della più ricercata cucina internazionale" (R. da Mosto, Il Veneto in cucina, A. Martello - Giunti Editore, Firenze, 1974, p. 15). Un'eredità dello spirito mercantile veneziano, una vocazione all'ospitalità della città stessa. I prodotti della terraferma entrano nella cucina veneziana attraverso un sapiente equilibrio di gusti, ingredienti e aromi. I risultati migliori sono certo i risotti, morbidi, delicati, dal sapore inconfondibile
Quella del Polesine è una cucina naturale e semplice, coerente con il carattere degli abitanti. La caccia e la pesca offrono alla cucina polesana sapori altrove introvabili. Nelle trattorie, lungo gli argini dei fiumi e dei canali, fuma sui larghi focolari la graticola di grosse e tenere anguille, e la polenta troneggia nel suo colore dorato sulle tavole imbandite. La caccia arrosto o allo spiedo sostituisce spesso il pesce: tra gli alari girano schiodinate di mazori, ciossi, anitre selvatiche.
Anche la "campagna" non è da meno delle zone paludose. Le teglie con la scura faraona, oppure il cappone ripieno, i piccioni farciti sono il risultato di allevamenti sapienti, che non hanno del tutto dimenticato le vecchie regole contadine. Il risotto di branzino è una peculiarità tutta polesana, come la bondola dal robusto sapore.
I colli Euganei, e la pianura che corre verso il mare, senza raggiungerlo, caratterizzano un paesaggio "contadino" che entra nelle città e nei paesi e crea angoli pittoreschi di pergolati dove, spesso, si riconoscono le vestigia di antiche osterie, e dove, probabilmente, è nata la consuetudine dei pollastri ai ferri, delle lasagne, delle faraone rosolate, dei prelibati toresani (i toresani vicentini di Breganze).
In questa "sinfonia gastronomica" le minestre di riso della cucina padovana fanno concorrenza a quella veneziana. Vi troviamo il risoto coi rovinazzi, con la luganega, con i bisi. Celebre il detto ghe n'è par sete padovani, per indicare una tavola imbandita con abbondanza. Se si pensa alla pettoruta gallina padovana che "fa da centro ai secondi", ai capponi, eccezionali per dimensioni e qualità delle carni, alle oche grasse e gonfie, ci si rende conto che l'espressione non è esagerata.
La polenta di Cittadella è un dolce famoso e squisito, ma della polenta ha solo il nome. Invece, la smegiazza, gli antichi zaleti conservano vecchie ricette a base di farina gialla.

La cucina Vicentina

La cucina vicentina è una cucina dal sapore forte e corposo: il baccalà alla vicentina, la paeta con la melagrana, il capòn a la canevèra, i toresani di Breganze, i bìgoli con l'anara, che seguono le scadenze calendariali delle feste e l'evolversi delle stagioni.

La Cucina Veronese

La leggenda sull'origine della pastissada de caval, nasconde, con ogni probabilità, l'origine longobarda del piatto, riconosciuta come "veronese". Ma la tradizione scaligera, assume ad autentico emblema della sua cucina, lo gnoco. Non per niente il signore del Bacanàl, il carnevale veronese, è il Papà del gnoco che inalbera sul suo forchettone-scettro, il gustoso e tenero gnocco, creato dalla fame, dalle carestie dei secoli trascorsi, ma anche dalla matità, la fantasia burlona e poetica dei veronesi.

La Cucina Veneziana

Il sapore e il gusto della cucina veneziana nascono nelle isole, in tempo remoto; si sposano e confondono, più tardi, con gli ingredienti e gli aromi dei prodotti della terraferma, con una immaginazione culinaria sostenuta da esperienze alimentari colte nei viaggi mercantili nel vicino oriente. Ma la caratteristica originale resta fedele alla lontana origine, quando pesca, caccia e orticoltura offrivano prodotti e ingredienti alla cucina veneziana.

La Cucina Trevigiana

"Lieta e tranquilla la Marca è una creatrice di delizie gastronomiche tutte basate su piatti ricchi, ricercati e molto accurati nella preparazione, risultato evidente di una disposizione particolare dei trevigiani per i fornelli. Fra i risotti capeggiano quelli con la luganega, coi funghi del Montello, porcini o chiodini, con le quaglie grassottelle di alcuni indovinati allevamenti locali, e con l'anguilla del Sile".
Le pappardelle, impastate senza uova secondo la tradizione "povera", formano con i fagioli una saporita pasta e fasoi da far concorrenza alla zuppa di trippe. Non certo alla zuppa coada (covata ); insuperabile per la preparazione attenta e il gioco dei gusti: trippe, piccioni, pollastrelli. Il baccalà alla trevigiana insidia il primato al più noto baccalà alla vicentina; i gamberi di S. Polo di Piave, il radicchio di Treviso e Castelfranco, completano una cucina di gusti elementari e di qualità.
 
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Magazine Restaurant ha pubblicato l’annuale classifica “The Sanpellegrino World’ 50 best Restaurants” (che poi in realtà sono 100) stilata da una giuria di 800 tra cuochi, critici e esponenti dell’industria alimentare. Non molto di nuovo sotto il sole. Al primo posto per il quarto anno consecutivo si piazza El Bulli di Ferran Adria in Spagna (chiunque vorrà andare a pranzo in questo locale sappia però che deve aspettare almeno il 2012 per trovare un tavolo). Al secondo posto The Fat Duck di Heston Blumenthal (finito sui giornali recentemente per un incidente per il quale ha intossicato un po’ di commensali). La sorpresa è il terzo posto del danese Noma dello chef Renè Redzepi. Ancora una volta è una classifica fortemente orientata verso la Francia con ben sei ristoranti d’oltralpe tra i primi cinquanta, a i quali si aggiungono anche i ristoranti francofili negli altri paesi del mondo. Anche l’Italia piazza sei locali tra i primi cinquanta con la sorpresa dell’ Osteria Francescana di Modena del cuoco Massimo Bottura al 13esimo posto (che è un emulo italiano di Adrià). Balzo per Cracco di Milano che passa da al 21esimo posto (dal 43esimo dell’anno precedente) Rientra al 42 esimo posto il Combalzero di Rivoli. Tonfo per il Gambero Rosso di San Vincenzo che passa dal 12 al 28esimo posto, per il Pescatore di Canneto sull'Oglio che dal 23 esimo posto passa al 48esimo, così’ come le Calandre di Rubano dal 36esimo posto scivola al 49esimo l’attenzione verso la Spagna, che conferma il suo momento felice, con il quarto posto del Mugarizt e il sesto posto del Cellier de Can Roca dei Fratelli Roca. Fa scalpore l’esclusione del londinese Gordon Ramsay escluso per la prima volta dai primi cinquanta (chissà, forse perché troppo occupato con il suo reality show culinario) I criteri di compilazione restano abbastanza oscuri, così come non viene pubblicata la lista dei giurati. Un po’ più di trasparenza potrebbe giovare a capire la graduatoria. In ogni caso la tendenza ben delineata (e poco originale, perché piuttosto allineata sull’idem sentire delle principali guide gastronomiche nazionali) di questa classifica è la predilezione per la cucina moderna, o molecolare come la si definisce adesso, a scapito dei ristoranti di tradizione e di territorio. Insomma un classico caso di "elbullismo".
 
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I piatti del Bel Paese fanno bene all'eros: per 7 esperti su 10 il legame tra cucina e stimolo sessuale è fortissimo e ad 'accendere' il desiderio sono soprattutto gli ingredienti e i prodotti del made in Italy. Altro che ostriche e champagne: i veri interruttori della sensualità sono le spezie, come il peperoncino (61%), i formaggi, soprattutto quelli italiani (58%), e il vino rosso (25%). Questo è quanto emerge da uno studio promosso da 'Vie del Gusto', in edicola domani, e condotto su 110 sessuologi e nutrizionisti, intervistati sul rapporto tra desiderio sessuale e cibo. Che la buona tavola sia legata all'amore, non è certo un segreto, come confermano 7 esperti su 10, così come il fatto che attraverso il palato si arrivi al cuore del partner o della partner (84%). Se per il 47% questo legame tra cibo e desiderio è soprattutto ''mentale'', per il 46% è collegato anche alla ''chimica''. Ma quali sono allora gli alleati dell'amore? Oltre al peperoncino, che stimola alcuni ormoni che stimolano la vasodilatazione e il desiderio, fra gli altri ''alleati'' dell'amore ci sono poi l'androstendiolo, un ormone presente nel sudore e anche nel tartufo, la senape (che attiva le ghiandole sessuali) e il formaggio che contiene feniletilamina, ormone prodotto dal cervello quando ci innamoriamo. E al fianco degli ingredienti afrodisiaci, dagli esperti arrivano i consigli per sedurlo o sedurla a tavola: dal cucinare a quattro mani (44%) alla scelta dei colori di piatti e atmosfera (35%). Naturalmente, evidenzia il 14% degli intervistati, entra in gioco anche l'elemento soggettivo, difficile quindi generalizzare, ma di fatto a escluderlo in toto sono pochissimi: il 5% ritiene si tratti solo di miti, mentre il 7% si accontenta di dire che non è ancora stato provato scientificamente in modo definitivo.





Secondo il 47% degli intervistati il legame tra cibo e desiderio sarebbe di tipo ''mentale'', a cui contribuiscono molteplici elementi, a partire dall'atmosfera. Ecco allora che gli esperti, al di là dei luoghi comuni, sono in grado di confermarlo: un buon pasto rimane fondamentale per conquistare un uomo o una donna (38%), a cui si aggiunge il 29% che lo ritiene molto importante. Solo il 7% non ritiene la tavola uno strumento utile alla seduzione. Tra i segreti, sicuramente, c'è quello di cucinare per l'altro (58%), molto piu' ''seduttivo'' rispetto ad una cena nel ristorante piu' chic e trendy della città (16%), o, ancora meglio, secondo il 44%, ''cucinare insieme''. Se poi proprio non si è in grado di cuocere nemmeno un uovo al tegamino, se ristorante deve essere, meglio una trattoria tipica (58%), con un menu a base di prodotti tipici e regionali, meglio di quelli che propongono una cucina sperimentale (segnalati solo dal 13%). Tra i suggerimenti dati dagli esperti, infatti, l'utilizzo di prodotti e ingredienti del made in Italy è sicuramente al primo posto (54%), oltre naturalmente alla scelta di pietanze saporite ma non troppo ''pesanti'', per evitare l'effetto abbocco (47%). Importante la presentazione e i colori sia delle pietanze che dell'atmosfera (43%), dove bisogna prediligere quelli caldi, legati alla passionalità e al calore. Da non trascurare, poi, l'aspetto olfattivo: se troppo forti e persistenti i profumi invece di stimolare la passine possono creare una sensazione spiacevole (22%) .

 
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Domenica 21 giugno nel cuore dell’Oltrepò Pavese, le tonde forme di formaggio pecorino toscano prendono il volo. E il significato della frase è letterale. Questo weekend infatti a Calvignano in provincia di Pavia i concorrenti della “Rolling Cheese Cup” o Gioco della Ruzzola si sfideranno in una curiosa gara di lancio del formaggio nelle tortuose stradine che collegano Calvignano alla tenuta agricola Travaglino. Godetevi le foto delle edizioni precedenti. I vincitori del sesto Trofeo Nazionale (!!), organizzati a coppie, saranno coloro che riusciranno a far fare “più strada” al proprio formaggio, che dovrà rotolare il più a lungo possibile, in un numero di lanci prestabiliti. Il via alle 14.30. Festeggiamenti a base di vino e pecorino toscano!
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I cibi ammazza eros

Non solo aglio e cipolla. Sono numerosi i cibi che possono rovinare una cenetta a lume di candela, perché dall'odore troppo forte, poco digeribili, esteticamente poco attraenti. Tra fagioli, seitan e minestrine in brodo, ecco un piccolo vademecum semiserio per evitare gli ingredienti "passion killer" con i consigli di chef e gourmet

sti eliminare aglio e cipolla cruda e il gioco è fatto? Troppo facile: non è sufficiente eliminare gli aromi forti dalla cucina per assicurarsi una cena romantica, e soprattutto un dopocena da Mille e una notte.

Le insidie nel piatto che complottano contro l’eros sono numerose, perché l’amore si nutre, appunto, di tanti dettagli ed è a tavola che bisogna stare attenti per assicurarsi un dopo cena a lieto fine. Scontato continuare a parlare di cibi afrodisiaci: meglio stare attenti a come cancellare, piuttosto, quelli “passion killer”. Ci sono alimenti che – per gli scherzi che fanno in fase digestiva o semplici associazioni di idee – remano contro la riuscita di una seratina perfetta.

Non si tratta ovviamente di effetti fisiologici: non esistono cibi ammazza eros, anche se – come spiega il nutrizionista Pietro Migliaccio – “un pasto troppo abbondante, pesante, ricco di grassi è nemico di un incontro amoroso per il semplice fatto che affaticano il fegato e comportano una concentrazione di sangue a livello intestinale che toglie afflusso agli organi della sessualità”. No alle abbuffate preliminari, dunque.

No anche al bicchierino di troppo. Gli alcolici, infatti, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, solo in una prima fase e a piccole dosi danno eccitazione, ma nel momento clou sono di ostacolo a prestazioni amorose. Scienza a parte, sono numerosi i piatti che potrebbero sgonfiare l’e ntusiasmo dell’innamorata/o per tutta una serie di buoni motivi. Così se vi accingete a preparare un pranzetto per il partner ecco i consigli di cuochi e gourmet. Cancellare dalla lista ingredienti, suggerisce Bob Noto, fotografo di food e appassionato gourmet, aglio e cipolla crudi: “nulla di personale contro questi bulbi odorosi (preziosissimi nella nostra cucina), ma – a meno che non siate chef in grado di valorizzarne l’aroma senza tenervi il retrogusto –
l’olezzo vi terrà compagnia alla stregua di un pesante terzo incomodo”.

Quindi è out dal menu per due – sottolinea Pier Bussetti della Locanda Mongreno di Torino - la mitica bagna caôda piemontese ( a base di aglio, olio, acciughe) che il food blogger Alberto Cauzzi ha ironicamente ribattezzato “l’< strong>anticoncezionale naturale più potente: dopo vostra moglie non vi starà vicino per i successivi tre giorni”. Ma Cauzzi è lombardo e non poteva non ricordare un’altra preparazione tipica: la casœûla (cotenne, piedini, orecchie, codine di maiale e verza). “Che tra la leggerezza del grasso suino e l’e ffetto ‘fermentante’ del cavolo, proprio stimolante non sembra”.

Insomma, a tavola i nemici dell’amore hanno anche una bandiera regionale: se i Toscani cercheranno di evitare i fagioli al fiasco per i loro effetti collaterali quanto meno imbarazzanti, per lo stesso motivo in Sicilia mettere al bando il macco di fave. L’ostracismo è in vigore un po’ per tutti i legumi.

In Sardegna? Il giornalista gastronomico Gilberto Arru non ha dubbi: “Se la dolce metà mi si presenta a tavola con la pecora bollita, la passione si blocca. Odore troppo forte e aspetto ben poco romantico. Ottima in altre circostanze ma deleteria per una cenetta a lume di candela”.

E poi ci sono piatti che non piacciono a prescindere dal gusto: no ad hamburger e patatine, secondo Davide Di Fabio che lavora con Massimo Bottura all’Osteria Francescana di Modena. “È troppo legato a un concetto di fast-food, in contraddizione con una notte di amore, si spera, slow”.
Abbasso soprattutto la pastina in brodo per il giornalista Maurizio Bertera: “È un po’ triste. Più che un dopo cena di passione fa venire in mente un pasto in ospedale o casa di riposo”. Su questa linea anche il blogger Dario Bressanini: “Il cibo meno erotico? Unospezzatino. Poco fantasioso e spesso troppo pesante”.

Ma anche i cibi leggeri non incontrano il favore di molti uomini. Per esempio Fulvio Pierangelini trova poco sexy tutto ciò che è esasperatamente salutista, le insalatine di germogli di soia, le fettine di seitan, magari accompagnate da un centrifugato di frutta bio: “Chi apprezza un pasto così è lo stesso uomo che prima di andare a letto piegherà con precisione i pantaloni sulla sedia”.

Scartati tutti questi cibi la cena dovrebbe avere il giusto esito “ piccante”, ma… non sorridete: c’è sempre in agguato il pezzetto di verdura tra i denti! (02 luglio 2009)

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Il pic-nic d'agosto è servito sul prato!

PIZZA MORBIDA FARCITA

Ingredienti: per 8 persone
pasta da pane g 700 - prosciutto cotto g 150 - stracchino g 150 - 12 pomodorini - olive nere - olio extravergine d’oliva - sale - pepe.
Tempo: circa un’ora
Stendete la pasta da pane allo spessore di un dito e, con parte di essa, rivestite uno stampo rotondo del diametro di cm 24, unto d’olio. Spalmate la pasta con lo stracchino, quindi appoggiatevi sopra le fettine di prosciutto, coprite con la pasta rimasta, premendo lungo il bordo per chiudere perfettamente la pizza. Lasciatela riposare per circa 20' poi completatela con i pomodorini spaccati a metà, una dozzina di olive, sale e pepe; ungetela d’olio, infine infornatela a 200° per 30' circa.



INSALATA DI POLLO E PEPERONE





Ingredienti: per 8 persone
4 cosce di pollo lessate - falde di peperone g 200 - patate lesse g 150 - fagiolini lessi g 150 - un vasetto di salsa verde.
Tempo: circa 30'
Spolpate le cosce di pollo, riducetele a listerelle, raccoglietele in una ciotola insieme con i fagiolini, le patate lesse ridotte a fettine e le falde di peperone a listerelle. Condite con circa mezzo vasetto di salsa verde, poi mescolate bene il tutto.



CIAMBELLONE RUSTICO




Ingredienti: per 8 persone
farina g 700 - salame g 150 - grana padano, a lamelle, g 80 - nocciole tostate g 80 - lievito di birra g 25 - burro e farina per la spianatoia e lo stampo - sale - pepe in grani.
Tempo: circa un’ora più la lievitazione
Raccogliete nella ciotola dell’impastatrice la farina, il lievito sciolto in circa g 100 di acqua a 32°, un pizzico di sale, il salame a dadini, le nocciole tritate grossolanamente, il grana e una macinata di pepe. Avviate l’apparecchio con la frusta a gancio, aggiungendo durante la lavorazione circa g 250 di acqua e continuate a lavorare finché la pasta risulterà morbida, omogenea ed elastica; copritela con un tovagliolo e lasciatela lievitare finché sarà raddoppiata di volume; a questo punto trasferitela sulla spianatoia infarinata, lavoratela brevemente poi formate un salametto che modellerete in uno stampo a ciambella (diametro cm 24), imburrato e infarinato; lasciatela lievitare ancora finché avrà quasi colmato lo stampo; infornate a 200° per 40'.


PASTA FREDDA





Ingredienti: per 8 persone
pasta corta g 400 - salsa tonnata g 200 - tonno sott’olio, sgocciolato, g 200 - 4 uova sode - mozzarella - prezzemolo - sale.
Tempo: circa 30'
Lessate la pasta in abbondante acqua bollente salata; scolatela al dente, rinfrescatela, allargatela ad asciugare su un canovaccio poi raccoglietela in una ciotola e mescolatela con il tonno sbriciolato, le uova sode ridotte a rondelle, la mozzarella a fettine e la salsa tonnata. Completate poi con prezzemolo fresco appena tritato.



ARROSTO DI MAIALE IN SALSA PICCANTE





Ingredienti: per 8 persone
lonza di maiale g 800 - falde di peperone rosso, arrosto, g 200 - cipolla bianca - timo - peperoncino fresco, piccante - salvia - rosmarino - olio extravergine d’oliva - sale - pepe in grani.
Tempo: circa 40' più il raffreddamento
Strofinate la carne con sale, pepe, poi accomodatela in una teglia con salvia e rosmarino; irroratela d’olio e arrostitela in forno a 200° per 30' circa, girandola spesso. Lasciate raffreddare l’arrosto sgocciolato dal sugo poi tagliatelo a fettine sottili. Preparate la salsa: tritate a coltello le falde di peperone insieme con uno spicchio di cipolla, un peperoncino fresco privato dei semi, alcune foglioline di timo; raccogliete il battuto in una ciotola e mescolatelo con circa g 100 di olio extravergine e un pizzico di sale. Disponete quindi le fettine di arrosto nel piatto da picnic e conditele con la salsina piccante.



CROSTATA DI PESCHE





Ingredienti: per 8 persone
pasta frolla surgelata g 700 - 8 pesche spaccatelle - 8 amaretti morbidi - zucchero a velo.
Tempo: circa un’ora più lo scongelamento
Fate scongelare la pasta frolla. Nel frattempo, lavate le pesche, spaccatele a metà, snocciolatele, accomodatele su una teglia, spolverizzatele leggermente di zucchero a velo poi passatele in forno a 180° per circa 20'; sfornatele e lasciatele raffreddare.
Stendete la pasta frolla a mezzo centimetro di spessore, dividetela in due pezzi uguali e, con uno, rivestite uno stampo basso di cm 24 di diametro. Spolverizzate la pasta con gli amaretti sbriciolati, disponetevi sopra le mezze pesche fredde, quindi copritele con il resto della frolla, riunendola a quella sottostante con un cordoncino; ritagliate e rimpastate le eccedenze. Praticate sulla superficie della torta 6-8 fori (“camini” per lo sfogo del vapore di cottura), guarniteli con “foglioline” ottenute dagli avanzi, poi infornate la crostata a 180° per circa 30'; sfornatela, sformatela sopra una gratella; si serve a fette.



Speciale: Mangiare all'aperto!


fonte-cucina italiana
 
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Spunta lo spritz alla spina
Pronti brevetto e marchio
Spillato già miscelato per velocizzare la preparazione. Sarà venduto a fusti. Puristi in rivolta: rito rovinato

Lo spritz, il più celebre aperitivo del Triveneto. Ha origini austroungariche
(Sartori)

TREVISO – In tedesco, il verbo «spritzen» significa «spruzzare». Leggenda vuole che lo spritz sia nato proprio durante la dominazione Asburgica, da questa comunanza di suoni. Originariamente, era un «bianco macchiato». Da qualche anno, i professionisti del marketing vogliono far passare la regola del «sei centilitri di prosecco, quattro di Aperol o Campari, seltz o soda, ghiaccio e arancia». E adesso arriva pure la rivoluzione, firmata da Montelvini e Moletto: lo spritz sarà venduto in fusto. E sarà così servito alla spina. Per far prima, però, si rischia di cancellare il rito che personalizza l’aperitivo in ogni bar. «Non si deve tradire la tradizione » sibila Enrico Breda, web master di Spritz.it, la community padovana degli amanti dell’aperitivo.

Per esser sicuri di non patire il furto dell’idea, Montelvini, cantina del prosecco di Venegazzù, nel Trevigiano, e la Moletto, cantina di Motta di Livenza, hanno deciso di registrare il marchio. «SpritzOne», questo il nome della bevanda, racchiusa per la prima volta dentro i fusti. La manovra di business e la comunicazione è congiunta. La spiegano Alberto Serena, vicepresidente di Montelvini, e Mauro Stival, amministratore delegato della cantina Moletto. «Abbiamo unito la qualità del prodotto e la rete commerciale. I clienti sono entusiasti. Il nostro spritz alla spina ha sette gradi. Viene spillato già miscelato. Gli esercenti devono solo aggiungere ghiaccio e le guarnizioni, così si risparmia tempo».


Il fusto da spina già pronto per i bar (archivio)
È accaduto anche questo, dunque. Lo spritz sarà servito dai fusti. Non bastava lo «Spritzer», la lattina di acqua e vino bianco. Non era sufficiente la bottiglia che si compra oggi nei centri commerciali, lo «Spritzettino». Quando un marchio tira, il marketing è in agguato. La lattina di prosecco di Paris Hilton è un caso emblematico. E lo spritz, da alcuni anni a questa parte, ha decisamente superato i confini regionali. Basti citare il «Cin Cin Spritzeria », locale di tendenza gestito da un vicentino a Barcellona, in Spagna. Chissà cosa ne penserebbero i soldati austriaci – e questa è un’altra delle leggende dello spritz – che in Veneto non riuscivano a bere il vino, troppo alcolico. E chiedevano di diluirlo con l’acqua. Poi, a forza di brindisi, lo «spritz », «spriss» o «sprissetto» che dir si voglia è diventato un rito. Un appuntamento ineluttabile dopo il lavoro, con due patatine e qualche amico. Oliva, arancia o limone. Ghiaccio. Noccioline, cicchetti. L’apoteosi in questo senso è Piazza delle Erbe, a Padova, dove centinaia di universitari ogni sera, ma in particolare di mercoledì, si ritrovano per brindare.

Ma come ogni tradizione che si rispetti, ci sono anche i puristi. Uno di loro è Enrico Breda, 32 anni, ingegnere e fondatore, nove anni fa, della community di Spritz.it. On line, si sono registrati quasi cinquantamila utenti. Nel sito della Aperol, che sponsorizza la community padovana, c’è il suo link come sito ufficiale della bevanda. Breda non accetta la rivoluzione del fusto. «La tradizione prevede che lo spritz vada fatto al momento», dice. «Ogni baretto ha la sua filosofia. C’è chi usa il campari, chi il gin, chi prosecco frizzante, chi vino bianco fermo. Già non mi piacciono quei locali che preparano i bicchieri già pieni prima dell’arrivo dei clienti, figurarsi le bottiglie o i fusti di spritz ». Linea che peraltro è condivisa dalla strategia di marketing dell’Aperol, che nello spot che ha reso lo spritz fenomeno di culto in mezza Italia mostra tutta l’allegria che si sprigiona mentre il barista prepara la magica bevanda. Se fosse stato spillato, come avrebbe reagito quella ragazza rossa sull’auto?

CORRIERE IT
 
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IL FABBISOGNO ENERGETICO NELLA TERZA ETA'
Il ritmo delle funzioni vitali, con il passare degli anni, rallenta, diminuisce il valore del metabolismo basale e, solitamente, anche l’attività motoria.
Per tutti questi motivi è necessario ridurre il fabbisogno calorico: si passa dalle 2.900 calorie dei 20 – 30 anni, alle 2.300 - 2100 calorie necessarie tra i 60 – 70 anni.

Per quanto riguarda le calorie comunque, è bene sapere che un alimento a basso contenuto calorico non è necessariamente migliore di un uno con una maggiore quantità di calorie. La "differenza" non la fanno sempre le calorie ma, i grassi.
Per esempio 100 grammi di parmigiano grana hanno più calorie di 100 grammi di mozzarella, ma, comunque, meno grassi. Quindi, quando leggiamo le etichette degli alimenti facciamo attenzione soprattutto ai grassi presenti e non solo alle calorie.
La dieta ideale per un anziano deve coprire in modo equilibrato i fabbisogni nutrizionali e l'energia deve essere fornita, in generale, da carboidrati per il 50 - 60 per cento, da proteine per il 12 - 14 per cento e dai lipidi per il 30 - 35 per cento.

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I PASTI EQUILIBRATI
Un pasto può dirsi equilibrato quando rispetta l’apporto necessario di carboidrati, proteine e lipidi.
I pasti principali sono tre: colazione, pranzo e cena, ma è bene non dimenticare che è indicato anche fare due leggeri spuntini, uno a metà mattino e l'altro a metà pomeriggio.

Colazione: è bene non limitarsi ad una tazzina di caffè, ricordiamoci che, se non c'è intolleranza, il latte è un alimento eccellente a tutte le età, ricco di calorie, calcio, proteine e liquidi.
" Coccoliamoci" pure con qualche biscotto secco o fette biscottate.

Pranzo: pane e cereali, cibi proteici, come carne, pesce, uova, abbondanza di verdura e frutta fresca, mentre i grassi vanno assunti in piccola quantità come condimento.

Altri condimenti naturali possono essere: zenzero fresco, aceto di riso, scalogno, limone, crauti,
rapa tritata, prezzemolo e cipolla tritata.

Cena: Una cena leggera concilia il sonno, ma ricordatevi sempre di apportare quegli alimenti che, nel caso, avete "dimenticato" di assumere a pranzo. Ottime, a fine pasto, sono le tisane da far preparare dal vostro omeopata o erborista di fiducia.

Spuntini: Prediligete la frutta, meglio quella di stagione Potete provare anche con un sano centrifugato di verdure, ma sempre di stagione.

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GLI ERRORI DA EVITARE
Ci sono dei "luoghi comuni" da sfatare decisamente, vediamo insieme quanti errori sarà bene evitare:

denti: una masticazione non corretta è la prima responsabile di una cattiva digestione, se avete problemi, per esempio, di meteorismo, forse può dipendere anche da questo. Inoltre una protesi difettosa, che rende difficoltosa la masticazione, può costringerci a rinunciare ad alimenti davvero necessari.

sedentarietà: un anziano non è un disabile. Può e deve muoversi per quanto gli è possibile. Dopo mangiato, invece di lasciarsi cadere sulla tanto comoda poltrona, è consigliabile fare 100 passi (contateli pure!) con calma e tranquillità.

acqua: bere tanta acqua non ha mai fatto male, anzi!Meglio optare per l'acqua liscia piuttosto che gonfiarsi con quella gassata.

dolci: un gelato o una fetta di crostata una tantum rientrano certamente in una dieta equilibrata

olio: l'olio, quello extra vergine di oliva, contrasta la produzione di radicali liberi e quindi rallenta l’invecchiamento. E’ meglio prediligere questo condimento al burro o alla margarina.

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UN GIORNO A TAVOLA CON INTRAGE
Ecco per voi un menu completo da provare per un giorno, tutto creato con le nostre ricette: colazione, pranzo e cena... a base di Intrage... buon appetito!

Colazione:
Una tazza di orzo dolcificato con fruttosio
una fetta di torta intrage

Pranzo:
Primo: licurdia (zuppa di verdure)
Secondo: petti di pollo all'aceto balsamico e origano
contorno: polpette di miglio e radicchio rosso

Spuntino:
Macedonia di frutta di stagione

Cena:
riso alle verdure
una manciata di frutta secca

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Formaggi magri, grassi e semigrassi
 
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L’insonnia si può combattere a tavola







Se l’insonnia è un tuo problema, ti proponiamo un menu completo (colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena) che può aiutarti a sconfiggerla. In linea generale, soprattutto per il pasto serale, occorre scegliere legumi, uova bollite, carne di pollo o tacchino, pesce, semi oleosi, yogurt e formaggi freschi. Tutti questi alimenti sono utili per favorire la produzione di serotonina, l’ormone che rilassa e aiuta il sonno. La serotonina aumenta anche con il consumo di pane, pasta e alimenti con zuccheri semplici, come la frutta dolce di stagione e il miele. Tra le verdure, al primo posto tra gli ortaggi utili contro l’insonnia troviamo la lattuga, seguita da radicchio rosso, cipolla e aglio, dalle spiccate proprietà sedative, ma anche zucca, rape e cavoli.







Il menu contro l’insonnia

Colazione: caffè d’orzo e latte, 5 frollini integrali e un frutto di stagione



Spuntino di metà mattina: 1 frutto di stagione.



Pranzo: 2 uova sode in insalata e 1 porzione di fusilli integrali con verdure; 1 tisana di melissa (1 cucchiaino di erba in 1 tazza di acqua calda per 5 minuti).




Merenda: i pugnetto di semi di girasole.



Cena: I porzione di tacchino cotto in padella con olio e tocchetti d’ananas, con 50 g di pane integrale e verdure cotte o crude a piacere; i tisana di passiflora (1 cucchiaino di erba in 1 tazza di acqua calda per S minuti).
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