Su «A» in edicola: «Volevo farmi suora poi ho scoperto che dovevo lavorare gratis...»
Eva Mendes: «Tenetevi le brave ragazze»
L'attrice racconta come mai per una come lei gli uomini giocano alla roulette russa
Che cos’è la seduzione per un’attrice che ha posato senza veli per Calvin Klein e tante riviste patinate?
«Una donna è tanto più sensuale quando non sa di esserlo. Anche se in realtà un po’ consapevoli lo siamo tutte. Ma se calchiamo la mano perdiamo ogni attrazione. In un uomo trovo eccitante l’ambiguità, il mistero, quella lieve sensazione di pericolo che avverto quando gli sto accanto. Nessuno è più affascinante di Al Pacino ne L’Avvocato del Diavolo. Io il mio compagno (il produttore peruviano George Gargurevich, ndr) l’ho conquistato facendo bene il mio lavoro».
E lui come l’ha fatta innamorare?
«Spingendomi a essere una persona migliore. Permettendomi di sviluppare le mie potenzialità. Non sopporto i machi. Spesso dietro di loro si nascondono uomini paurosi. Da un partner voglio rispetto. Che mi tratti come sua pari. I maschi sognano le donne audaci e indipendenti, ma la maggior parte di loro poi le teme. Fuggono. George invece non si sente affatto sminuito dal mio successo, anzi è felice per me. Il vero amore è questo».
A Roma per presentare LIVE! Ascolti record al primo colpo (al cinema dal 6 marzo) la simpatia di Eva Mendes, interprete e produttrice del film, tradisce le sue origini cubane. Bacia e abbraccia tutti. Vuole sapere se in Italia si porge prima la guancia sinistra o quella destra. «È da stamattina che sbaglio e sbatto sempre il naso». Bellissima, indossa décolletées vertiginose e un abito rosa anni '50, con scollatura bon ton e stretto in vita.
Ma è vero che da ragazzina aveva i denti tutti storti?
«Lo giuro sul crocifisso di mia nonna che porto sempre al collo». Nel film, Mendes è una dirigente televisiva che, ossessionata dagli indici di ascolto, realizza un reality show i cui concorrenti rischiano la vita giocando alla roulette russa.
Una visione amara della tv. I reality si sono spinti troppo oltre?
«Non voglio fare la bacchettona. Non tutti i reality sono cattiva tv. Io guardo spesso Project Runway, in cui aspiranti stilisti si sfidano per realizzare l’abito più bello. È un buon programma, perché stimola la creatività. Altri format sono solo stupidi. Ma da insulsi a pericolosi il passo è breve. Come quel reality tedesco in cui la produzione comunicò in diretta a una concorrente la morte della madre. Lì si è andati oltre».
Anche in Italia non siamo nuovi a simili trovate. Un paio d’anni fa a L’isola dei famosi fu annunciato in diretta a un cantante che la moglie intendeva lasciarlo.
«Davvero? Lo trovo disgustoso. Per fortuna, almeno negli Stati Uniti, la risposta ai reality è stata tanta televisione di qualità. Come la serie Mad Men, una bella ricostruzione degli anni '60».
Il suo personaggio, Katy, non si ferma davanti a niente per sbancare gli ascolti. Lei è altrettanto determinata?
«Santo cielo, no. Katy è accecata dall’ambizione, io sono contenta quando riesco a superare le piccole sfide di ogni giorno. Trovo che il mio più grande successo sia stato diventare un’attrice decente. Non prendiamoci in giro, ho iniziato molto male. Mi ero montata la testa, non volevo studiare. Pensavo che fosse tutto facile. Che non avrei dovuto fare sacrifici. Poi ho capito che senza impegnarmi non sarei mai approdata a niente. Studio recitazione da dieci anni. Forse non sarò mai una grande attrice, ma sono migliorata».
Di sacrifici ne ha fatti tanti sua madre, che dopo il divorzio ha cresciuto da sola lei e i suoi tre fratelli e sorelle.
«Sa che si chiama Eva come me? È una donna meravigliosa. Non so se al suo posto sarei così generosa. Non credo che mi piacerebbe avere figli. Adesso, il mio bisogno di maternità è soddisfatto dai miei sette nipotini. Forse sono egoista. Invece mia madre per tutta la vita ha ignorato la propria felicità per dare a noi figli un’opportunità. Non che fossimo poverissimi, però col suo stipendio di contabile per una compagnia aerospaziale vivevamo in cinque. Così lei non è mai uscita con le amiche, non si è mai messa un bel vestito per andare fuori. Stava sempre a casa a preparare la cena, fare il bucato, seguirci nei compiti. Da piccola sognavo di diventare famosa per comprarle una villa e farla girare in limousine. Allo stesso tempo, però, volevo farmi suora. Finché un giorno mia sorella Rebecca mi disse: “Ma lo sai, vero, che le suore non vengono pagate?” Non parlai più di prendere i voti».
E poi ha posato nuda.
Ride. «Adoro quel genere di libertà sessuale. Trovo frustrante vivere negli Stati Uniti, dove la sessualità viene sempre censurata. Da ragazzina i miei modelli erano Sofia Loren, Gina Lollobrigida e Claudia Cardinale. Donne di grande integrità ma con una fortissima carica erotica. Magari Federico Fellini fosse ancora vivo: mi sarebbe piaciuto recitare in un suo film. Sa che ho avuto un fidanzato italiano? A 19 anni e solo per due settimane purtroppo. Era a Los Angeles per i mondiali di calcio. Non capiva una parola d’inglese, ma era così sensuale…».
Costanza Rizzacasa
